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M5S/ Caos per espulsioni, direttorio a nervi tesi: ci facciamo male da soli

Dopo Giuseppe Vacciano e Ivana Simeoni, anche per Cristian Iannuzzi arriva l’espulsione dal gruppo M5S. Un ‘cartellino rossò, fa notare il deputato ribelle in un tweet, comunicato via sms e arrivato senza alcun voto dell’assemblea e della Rete. Intanto, all’indomani della giravolta al Senato, il nervosismo in casa 5 Stelle è palpabile . Anche il ‘direttoriò, a quanto apprende l’Adnkronos, sarebbe indispettito per una vicenda «gestita male dai colleghi del Senato. Una querelle che poteva essere evitata, e che invece si è trasformata in un boomerang. Non c’è che dire, siamo bravi a farci male da soli», riflettevano oggi a Montecitorio alcuni membri dell’organismo voluto da Grillo e Casaleggio. L’idea è che la votazione tenuta dall’assemblea dei senatori fosse del tutto inutile, perché Vacciano e gli altri «si sono messi fuori da soli, dimettendosi». L’espulsione dei due senatori di Latina invece è diventata un caso dopo i tira e molla tra Roma a Milano. Alla fine, è arrivata ieri in serata come una doccia fredda, solo qualche ora dopo un’assemblea serena in cui era presente lo stesso Vacciano e durante la quale nessuno ne aveva fatto parola. La questione sembrava ormai chiusa, i due senatori ‘graziatì dalla riunione dei senatori del giorno prima.
– Ma poi l’improvvisa e ulteriore sterzata, seguita a un lancio di agenzia che raccontava la rabbia del cofondatore del Movimento per la decisione, in controtendenza, dei senatori. Alcuni raccontano che Airola, dopo aver firmato l’espulsione, avrebbe informato i colleghi via chat. Alcuni, poco attenti al telefono, raccontano di essersene accorti soltanto stamani, leggendo i giornali. Della vicenda si parlerà nella prossima assemblea dei senatori, non ancora convocata ufficialmente ma che, con ogni probabilità, si terrà martedì prossimo. Una riunione in cui dovrebbe essere eletto il nuovo capogruppo, nonché l’ufficio di presidenza, compreso il tesoriere, ruolo rivestito fino a ieri proprio da Vacciano. Intanto si amplificano rumors su nuove uscite ormai imminenti: al Senato sarebbe a un passo dall’addio Francesco Molinari, alla Camera Aris Prodani. Ma a loro potrebbero seguirne altri, tra gli altri Serenella Fucksia, Marco Baldassarre, Sebastiano Barbanti. Alla Camera, intanto, va in scena l’espulsione di Iannuzzi. Nessun colpo di scena, il ‘cartellino rossò giunge quasi in automatico. Ma su Facebook il deputato ribelle non ci sta e attacca a muso duro la ‘Casagreggio associatì, conferma che l’espulsione dei due senatori (Simeoni è la madre del deputato) è seguita al pressing del guru del Movimento, denuncia «il conflitto d’interessi» esistente per chi gestisce il blog di Grillo, con un ritorno economico, ed è anche capo politico del Movimento. Le decisioni, accusa Iannuzzi, vengono assunte da Casaleggio, quanto deciso dall’assemblea è «carta straccia» se in disaccordo coi vertici del Movimento. Sulla bacheca Fb della fidanzata di Iannuzzi, battibecchi piccati tra alcuni parlamentari. «Se c’è stato uno sbaglio nel far votare l’assemblea oppure se lo sbaglio è quello di aver battuto i tacchi rispetto ad una telefonata fatta dal ‘fornitore di un serviziò (blog, piattaforma..) – attacca il deputato ribelle Walter Rizzetto – la sintesi è sempre quella e cambiando i fattori il risultato non varia. Scarsa capacità di comprendere come si gestisce un gruppo parlamentare e scuse che nemmeno in terza elementare si usano. Una votazione c’è stata ed è stata, in modo villano, disattesa». «Ci sono anche dichiarazioni ad agenzie stampa – osserva Rizzetto – su quanto eravamo stati bravi a ‘tenerli dentrò. Quindi il voto assembleare è stato superato da una telefonata». La senatrice Elisa Bulgarelli risponde piccata a Rizzetto, ma fornisce anche una lettura, chiara, di quanto accaduto. «Facciamola semplice – scrive – era stato tutto organizzato e Ivana e Giuseppe», ovvero Simeoni e Vacciano, «potevano stare nel gruppo in attesa di tornarsene a casa senza passare dal gruppo misto, nonostante la contrarietà di Casaleggio». «Poi – prosegue Bulgarelli – siamo stati accusati di non ‘cacciarlì dal gruppo solo per volerci tenere i soldi (per ogni senatore il Senato stanzia un tot di soldi per il gruppo parlamentare). Quindi per non vedere sui giornali il M5S solo per le solite polemiche infinite, in un momento in cui stiamo trattando il reddito di cittadinanza l’elezione del presidente e altre due e tre cosine, Alberto» Airola, ovvero il capogruppo, «si è assunto questa responsabilità in accordo comunque col gruppo e nonostante la votazione fatta il giorno precedente». «Che tristezza! Che rabbia – commenta la deputata Eleonora Bechis – Sarebbe bastato sempre un pò più di trasparenza. Scusa ma non capisco. Il giorno prima si parla di una votazione e come per magia il giorno dopo questa votazione scompare e ne resta un ‘vedremo…’, e sempre per magia si ribalta tutto. Non capisco, non ce la posso fare. Se qualcuno fa il favore di dire la verità ogni tanto potrebbe già essere un passo avanti!», accusa. D’accordo invece con la linea del direttorio il fedelissimo Manlio Di Stafano. «Se c’è stato un errore – scrive – questo è aver fatto una votazione su una cosa di cui si aveva già un precedente. Chi si dimette dal suo incarico non fa più parte del gruppo parlamentare del M5S, non c’era niente da votare».

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