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Renzi avverte il Pd, si sceglie insieme sul dopo Napolitano

“Il Presidente della Repubblica è eletto dagli accordi, non da un partito”. In due mosse Matteo Renzi butta giù dalla torre qualsiasi candidato la minoranza Pd voglia usare in chiave anti-Nazareno e blinda ancora di più quel Patto. Altro che primarie dem per il Quirinale. L’auspicio è al contrario che Forza Italia stia dentro la scelta per il Colle, così come altri, perché “il Presidente bisogna eleggerlo tutti insieme”.

Il premier avverte quindi il Pd: non si ripeta lo scempio del 2013 e dei 101 franchi tiratori. “Questo Parlamento non giocherà con le istituzioni e scommetto che avremo il Presidente dal quarto voto”, punta deciso Renzi, mettendo i 460 grandi elettori Pd davanti alla “importanza storica” della scelta e dissuadendoli dal lasciare le proprie impronte sul fallimento. Se il Pd tiene, se regge il patto con Berlusconi, per arrivare ai 505 consensi richiesti al quarto scrutinio bastano una cinquantina di voti. E già dai primi di Febbraio al Quirinale ci sarà il nuovo Capo dello Stato, garante di riforme che cammineranno sulle gambe della medesima intesa politica.
Ancora una volta il premier disegna identikit e non fa nomi. Ma quando parla di “supremo arbitro, garante delle istituzioni e di tutti”, quando ribadisce che “una figura del genere la individui con una scelta politica” è evidente che non pensa a Romano Prodi, messo in pista da Bersani come simbolo. Su di lui potrebbero convergere minoranze Pd, Fi, Ncd, M5s e Lega: tutti quelli che puntano a demolire il Patto del Nazareno. Qualcuno accusa Renzi di procedere in modo autoritario? E lui risponde “anche Bersani nel 2013 fece una rosa” (Amato, Mattarella, Marini). E poi finì come finì, con Prodi acclamato dal Pd e abbattuto dal fuoco amico nel segreto dell’urna.

Ancora tre giorni e, con le dimissioni di Napolitano, da sondaggi discreti su rose, terne e cinquine si passerà alle scelte vere. Ma la strada resta disseminata di mine. Per dirne una, il capo dei dissidenti azzurri Raffaele Fitto oggi chiede a Berlusconi “Fi prenda una posizione chiara e unitaria su un candidato autorevole”. Ampia condivisione e tempi brevi per la scelta sono quello che vogliono Fi, Ncd e Udc. Partiti che sulla carta insieme al Pd basterebbero all’elezione al quarto voto. Sempre che Renzi, Berlusconi e Alfano si dimostrino in grado di controllare i propri gruppi.

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