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A breve l’addio di Napolitano, la partita del Colle entra nel vivo

Oggi è il giorno delle matite alzate per le strade di Parigi, dove il mondo è accorso e dove ognuno, dai capi di stato alle persone scese in piazza per la strage islamica, si chiama «Charlie». Anche il premier Matteo Renzi, che di fronte alla nuova emergenza terroristica si augura una prova di maturità della politica italiana, alla vigilia delle dimissioni del Presidente Giorgio Napolitano, attese per la settimana che sta entrando (in ambienti politici e parlamentari si indica la data del 14 come la più probabile). Sarebbe uno splendido segnale colmare subito quel vuoto, eleggendo con un’intesa ampia il nuovo Capo dello Stato. Ma il premier sa che un’elezione trionfale al primo scrutinio (come quella che nel 1999 portò Ciampi al Quirinale con 707 voti su 1010) non è alla portata. È convinto però di farcela al quarto scrutinio, con i voti di Pd, Fi e Area Popolare (anche facendo a meno delle minoranze interne ai singoli partiti). Per questo anche in una giornata come questa non cessano – soprattutto nel Pd, ma anche nel resto della maggioranza e con le opposizioni – dialoghi riservati e contatti a vari livelli per convergere su un nome o almeno su un metodo. Nella ‘rosà sottoposta all’attenzione di Berlusconi tra Natale e Capodanno (Veltroni, Fassino, Finocchiaro, Mattarella e Castagnetti) sembrano salire le quotazione degli esponenti Pd. Ma sono anche altre le suggestioni della giornata. Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica, sdogana Roberto Benigni nel suo editoriale domenicale, lodandone le doti non solo artistiche. Due donne piazzate in ruoli chiave, la Presidente della Camera Laura Boldrini e la leader della Cgil Susanna Camusso, spingono per una scelta al femminile. Ed il capogruppo Pd Roberto Speranza si augura che un Pd unito allontani l’onta del 2013, e lavora per questo. «Vietato fallire», sprona i dem pallottoliere alla mano, arrivando a contare almeno 700 voti tra i 460 Pd, quelli di Fi, Area Popolare (senza chiudere la porta ai grillini). Ognuno fa la conta in casa sua. Con un Berlusconi in pressing sui suoi per la compattezza di Forza Italia. «Solo così – ripete l’ex Cav – il partito può contare e non fare la figura dell’utile idiota». Niente di buono in questo senso sembra però presagire l’immagine di Tosi, Fitto, Meloni seduti ieri fianco a fianco ad un convegno sul centrodestra ‘post Berlusconì, affidato al Nord al sindaco leghista, al Centro alla leader di destra, al Sud al ‘ribellè azzurro. Un’ipotesi che, declinata nell’immediatezza, vedrebbe un pacchetto robusto di voti involarsi in vista dell’intesa sul Colle. Con Ncd che oggi alza la posta spiegando di non voler lasciare nessun assegno in bianco a Renzi. Per capire quindi che biografia avrà il prossimo Presidente, prima di chiedersi se sarà maschio o femmina, è utile capire quale accordo politico lo porterà al Colle, con quale quorum, con quali conseguenze sulle riforme e sulla vita della stessa legislatura.

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