| categoria: In breve, Senza categoria

Il Vaticano rinvia a giudizio lo “scalatore” della cupola

Le altre volte se l’era cavata con la riconsegna alle autorità italiane e un provvedimento di allontanamento con divieto di rientro in Vaticano. Questa volta, invece, oltre a una ventina di giorni trascorsi in cella in Vaticano, la sua nuova ed ennesima protesta, che lo ha visto «scalare» la facciata della basilica di San Pietro nei giorni precedenti il Natale, gli costerà un processo per il quale dovrà comparire nel tribunale d’Oltretevere il prossimo 7 febbraio. La «recidività» dell’imprenditore balneare triestino Marcello Di Finizio, che per la quinta volta si è arrampicato sulla basilica di San Pietro per protesta contro la direttiva europea Bolkestein, che a suo dire lo costringerebbe perdere il locale (le altre volte era rimasto per giorni e notti abbarbicato alla cupola), ha segnato l’inizio della linea dura da parte delle autorità vaticane, non più intenzionate a transigere sulle ripetute imprese dello spericolato manifestante. Dopo l’arresto e la detenzione in cella, finita ieri con la remissione in libertà, si andrà quindi al processo, in cui Di Finizio risponderà di vilipendio e deturpamento di luogo di culto e resistenza e oltraggio alla forza pubblica. Ieri, ha reso noto stamane il direttore della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi, l’imprenditore è stato interrogato dal magistrato, il promotore di giustizia dello Stato della Città del Vaticano Gian Pietro Milano. Gli sono stati contestati diversi reati, tra cui appunto il vilipendio e il deturpamento, la resistenza e l’oltraggio. Il magistrato, al termine dell’interrogatorio, lo ha rimesso in libertà, ma – tenuto contro anche della recidività – ha disposto il suo rinvio a giudizio, convocandolo per il 7 febbraio, per una prima udienza del processo. La detenzione preventiva di Di Finizio, arrestato in flagranza di reato dopo la sua ultima protesta sulla basilica vaticana il 23 dicembre scorso, è durata quindi una ventina di giorni. «Si prevede che il processo non si chiuda con una sola udienza, ma sia breve e possa terminare entro febbraio», ha sottolineato padre Lombardi. L’ultima «impresa» di Di Finizio, tra il 22 e il 23 dicembre, era durata meno di 48 ore, con una notte trascorsa all’addiaccio, prima di arrendersi e di scendere, per essere poi arrestato in flagrante. L’uomo era salito sulla facciata della basilica, minacciando di restarvi fino a Natale se non avesse ottenuto ascolto dal premier Matteo Renzi. Si trattava della quinta volta che l’imprenditore «scalava» San Pietro, ma questa volta, anzichè sulla cupola, si era asserragliato sul timpano che sovrasta il loggione da cui il Papa si affaccia per la benedizione Urbi et Orbi. Di Finizio manifesta da anni contro la direttiva comunitaria Bolkestein che impone la messa all’asta delle concessioni demaniali a partire dal 2016: una legge che – secondo l’imprenditore – sarebbe stata la causa della perdita del suo lavoro e poi anche della casa.

Ti potrebbero interessare anche:

Il disgelo Usa-Iran passa anche per Twitter
EXPO/ Nasce sito www.expo.facile.it per aiutare persone con disabilità
Migranti, ripristinati stamani treni da Austria a Germania
Grillo-Di Maio, ecco le regole di ingaggio per le elezioni di Genova
Paura per Chuck Norris, colpito da due infarti in soli 45 minuti: ma sta bene
IL PUNTO/ Una città ostaggio dei campi nomadi. Basta l’esercito per voltare pagina?



wordpress stat