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In Germania fanno paura 200 potenziali terroristi tedeschi reduci dal Califfato


di Enzo Piergianni

BERLINO – Sarebbe il tesoriere del movimento islamico in Uzbekistan (IBU) il presunto terrorista Irfan D. di 55 anni, con nazionalità turca e olandese, arrestato ieri lunedì 12 gennaio all’aeroporto di Düsseldorf in esecuzione di un ordine internazionale di cattura emesso da uffici giudiziari degli Stati Uniti. E’ il secondo arresto effettuato in Germania dopo la strage di Parigi. Sabato scorso a Dinslaken, non lontano da Düsseldorf, erano scattate le manette ai polsi del 24enne cittadino tedesco Nils D. accusato di attività sovversiva per avere partecipato nell’ottobre 2013 ad un campo di addestramento militare dello “Stato Islamico” in Siria. A Dinslaken, nella regione industriale del Nordreno-Vestfalia al confine con Belgio e Olanda, la jihad aveva reclutato Philip B., un cugino di Nils D., e altri tre islamisti tedeschi di origine musulmana che risultano deceduti lo scorso anno nel corso di combattimenti in Iraq e in Siria. Appartenevano alla “brigata Lohberg”, che prende il nome da un quartiere cittadino.

La Frankfurter Allgemeine Zeitung scrive che “sotto gli occhi delle autorità locali, due dozzine di giovani nel 2013, in due ondate, sono partiti da Dinslaken verso la Siria per unirsi alla jihad”. Non è sicuramente un complimento agli organi di pubblica sicurezza tedeschi, sulla cui reputazione continua a pesare il ricordo dell’attività cospiratoria indisturbata per anni ad Amburgo della cellula terroristica capeggiata da Mohamed Atta,che poi l’11 settembre 2001 lanciò l’attacco contro il World Trade Center nel cielo di New York.

Diversamente da altri importanti paesi europei, la Germania finora è stata risparmiata da gravi attentati di matrice islamista. Il cancelliere socialdemocratico Gerhard Schröder nel 2003 boicottò insieme con la Francia del presidente Jacques Chirac l’intervento armato americano in Iraq. Il precedente governo di Angela Merkel, in coalizione con i liberali dell’Fdp, si fece notare per il suo inaspettato voto di astensione alle Nazioni Unite in merito all’intervento militare occidentale contro il regime di Gheddafi in Libia. Adesso, la maggiore preoccupazione di Thomas de Maiziere, ministro dell’Interno dopo essere stato responsabile del dicastero della Difesa, sono i circa 200 islamisti “dormienti” con passaporto tedesco rientrati in Germania dopo essersi fatti le ossa militarmente in Iraq e in Siria dotto la bandiera nera dell’IS. Possono trovare complicità e appoggi nella rete del fanatismo salafista sul suolo tedesco. Altri 300 combattenti provenienti dalla Germania restano sparsi tra Siria e Iraq nella “legione straniera” al servizio del Califfato islamico.

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