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M5S vuole la sorpresa, i dissidenti cercano l’unità sul nome

Il M5S per ora tace: nessun candidato ufficiale cinquestelle e prima mossa nella partita per il Colle lasciata al premier Matteo Renzi in attesa che esca allo scoperto e proponga al Parlamento una lista di nomi per il Colle. Solo allora Beppe Grillo – che nel frattempo boccia i nomi di Prodi, Veltroni e Grasso – e la pattuglia parlamentare pentastellata indicheranno il proprio candidato alla presidenza della Repubblica. Almeno questa è la strategia ufficiale perché dietro le quinte, si sta lavorando alla ricerca di un nome a sorpresa «lontano dalla politica e simbolo di onestà». L’idea – spiegano fonti interne – è convincere il pm di Palermo Nino Di Matteo ad accettare una eventuale candidatura. Il nome del giudice che lavora all’inchiesta siciliana sulla trattativa Stato-mafia – sperano i 5S – potrebbe ricompattare tutti i parlamentari tentati dalle sirene della maggioranza. Proprio ai delusi punta la fronda dissidente che lavora, a sua volta, alla ricerca di un candidato capace di tenere insieme le varie anime del malumore pentastellato, quello interno e quello di coloro che hanno già lasciato il gruppo parlamentare: i nomi che circolano con insistenza sono quelli di Romano Prodi, ben visto soprattutto da chi vuole aprire un dialogo con il Pd e con Sel, e quello di Pietro Grasso. Il sostegno all’attuale capo di Stato supplente è caldeggiato al Senato, dove l’ex magistrato siciliano per la sua elezione alla presidenza nel 2013 ottenne anche i voti del M5S. Su di lui potrebbero convergere i voti di una ventina di ex pentastellati e pentastellati che starebbero facendo pressioni proprio in tal senso immaginando di poter poi occupare la casella della presidenza di Palazzo Madama che Grasso libererebbe. Un’idea che non trova sponde tra i cinquestelle alla Camera. Intanto, dal suo blog, Grillo demolisce i nomi che circolano in questi giorni sulla stampa. «Sembrano uscire dal tunnel dell’orrore», scrive il leader M5S. L’artista genovese ne ha per tutti: «Veltroni prometteva di espatriare in Africa ma è ancora qua»; «Fassino, la mummia egizia di Torino»; «Grasso, bastone del Governo contro le opposizioni»; «la Finocchiaro, siciliana Pd, che per farsi eleggere è andata in Puglia»; «Mattarella, yes man di Renzie»; «Amato, superpensionato da 31.000 euro al mese ed ex tesoriere di Bottino Craxi»; «Prodi, supercandidato impallinato dai voti dei renziani nel 2013. Oggi sarebbero più di 202 a votargli contro». Ma l’obiettivo di Grillo, in realtà, è il patto del Nazareno. «Al Luna park – prosegue il capo cinquestelle – oltre al tunnel dell’orrore c’è anche il tunnel dell’amore. I piccioncini sono Renzie e Berlusconi». La strategia sul Colle, studiata a Milano da Gianroberto Casaleggio, punterebbe a portare allo scoperto l’eventuale intesa premier-Cav e, magari, a scardinarla. L’idea – spiegano fonti parlamentari – sarebbe costringere Renzi a proporre una piccola lista di «papabili» per il Colle, come fu fatto per la Consulta. I parlamentari 5S valuterebbero la lista e, tra i vari nomi, ne sceglierebbero uno da inserire tra quelli da mettere in votazione sul blog di Grillo. A quel punto sarebbero i militanti a sceglierebbe il candidato. Un progetto che deve però fare i conti con l’insofferenza di una parte di parlamentari (che infatti spingono per chiedere una assemblea congiunta) e di militanti che sul web chiedono di adottare il metodo originale.

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