| categoria: primo piano

Quirinale, Renzi al Pd: “Direzione permanente”

“La direzione del Pd è convocata in modo permanente fino all’elezione del presidente della Repubblica”. Ad annunciarlo il premier Matteo Renzi durante la direzione dem nella quale ha dato importanti indicazioni in vista della scelta del prossimo inquilino del Quirinale: “Nelle 24 ore precedenti al primo voto si deve arrivare a formalizzare la proposta del Pd riunendo i gruppi e i grandi elettori”. “Questo passaggio – specifica Renzi – sarà preceduto da un giro di consultazione con gli altri partiti”, con il tramite di “una delegazione composta da segretario, due capigruppo, due vicesegretari e presidente del partito”. Ma ha assicurao che i primi ad essere sentiti saranno gli alleati di governo, come Scelta Civica e Area popolare.

Il premier ha voluto richiamare il partito alla responsabilità storica che lo attende: “O siamo in condizioni di fare quel che necessario o, se si fallirà come nel 2013, noi saremo additati come colpevoli”. La direzione ha interrotto il segretario per un lungo e sentito applauso rivolto a Giorgio Napolitano, ringraziato da Renzi per come ha saputo interpretare il ruolo di presidente della Repubblica. Poi è arrivato l’avvertimento agli altri partiti: “Niente ironie, niente demagogie, coinvolgeremo tutti. Se qualcuno si chiama fuori faremo senza di lui. Non accettiamo veti da nessuno”. Logicamente non sono stati fatti nomi, anche se Renzi ha ribadito che il presidente dovrà essere “un arbitro rigoroso”. Un’indicazione che sembra avvalorare profili come quello di Sergio Mattarella, il giudice della Corte costituzionale dato in forte ascesa nel toto-Quirinale. Il premier ha anche aperto ad un dialogo con i parlamentari Cinque Stelle che devono “scegliere se vogliono essere parte del gioco istituzionale”. Un’apertura apprezzata dal dissidente Pippo Civati che dice: “Per oggi va bene così, ma quando lo dicevo io mi davano del matto”. Le parole del premier sembrano aver placato le richieste della minoranza dem, che ieri aveva chiesto di esplorare “nuove strade” rispetto al patto del Nazareno.

IL RETROSCENA/I DUBBI DI RENZI SUGLI EX LEADER: “SERVE CHI FACILITA L’INTESA”

Prima del passaggio sul Quirinale il premier è voluto tornare sulla necessità delle riforme, di quelle economiche ma soprattutto di quelle istituzionali, dato che la riforma costituzionale è all’esame della Camera mentre la legge elettorale è in discussione al Senato. Il premier-segretario ha attaccato chi vorrebbe sospendere i lavori del Parlamento in attesa dell’elezione del prossimo inquilino del Colle: “Il Parlamento deve lavorare: sarebbe provocatorio aver applaudito Napolitano quando chiedeva le riforme e poi fermarle dopo le sue dimissioni”. E anzi propone che si continui a lavorare anche il sabato e la domenica e “se necessario anche la notte”. Poi un attacco a Brunetta, che aveva chiesto lo stop ai lavori parlamentari, definito “il re dei fannulloni”.

Un passaggio chiave è stato quello sull’Italicum, la legge elettorale che potrebbe avere il via libera nei prossimi giorni dal Senato: la definisce “una svolta storica” poiché “consegna al partito che vince la responsabilità di governare” e dunque renderà l’Italia “più stabile di tutti gli altri Paesi” e richiederà ai partiti la necessità di studiare “un modello di partito che sta insieme”.

In apertura un pensiero era stato dedicato alla strage del Charlie Hebdo e ai fatti di Parigi: “E’ difficile non portare a lungo nel cuore e sulla pelle le sensazioni di Parigi”. Poi si è dedicato all’economia: ha confermato per il 20 febbraio i decreti fiscali e annunciato un prossimo provvedimento sul credito.

Prima di entrare nella sede di Sant’Andrea delle Fratte a Roma l’ex presidente del Senato Franco Marini, parlando con i giornalisti, aveva ribadito di essere fuori dalla corsa al Colle invitando prudenza i cronisti: “E’ ancora troppo presto per fare nomi, ne balleranno parecchi da qui al 29 gennaio, vi conviene aspettare”. Mentre sia Giuseppe Fioroni che Cesare Damiano hanno chiesto a Renzi di seguire un metodo che salvaguardi l’unità del Pd.

Vendola: liberare Parlamento da Patto del Nazareno. Anche gli altri partiti si muovono in vista dell’elezione del presidente della Repubblica. Nella maggioranza Area Popolare, il “gruppone” centrista che raccoglie i parlamentari Ncd-Udc ed ex Scelta Civica ha conferito il mandato a trattare al ministro Angelino Alfano, ma sono in molti a pensare che il voto possa rappresentare l’occasione giusta per ricompattare il centrodestra e dimostrare che questa area politica “può ancora fare la differenze nelle scelte più importanti”, come sottolineato dal capogruppo alla Camera Nunzia De Girolamo.
Resta da capire come si comporteranno le opposizioni, che per ora si muovono in ordine sparso. Se ieri Grillo ha bocciato tutti i nomi in circolazione (compreso quello dell’ex premier Romano Prodi) oggi a parlare è Nichi Vendola intenzionato a giocare un ruolo tutt’altro che marginale con i suoi 36 grandi elettorali: “Se ho anche io un mio profilo del presidente della Repubblica? sì, ma lo tengo rigorosamente segreto… Scherzo”. Così ha risposto ai cronisti il presidente della Puglia a margine della firma del piano paesaggistico regionale avvenuta oggi al ministero dei Beni culturali con il ministro Dario Franceschini, altro papabile per il Colle. “Il presidente della Repubblica – ha aggiunto Vendola- deve rappresentare effettivamente il punto più alto di riconoscimento dell’Italia, del Paese reale”. Poi l’attacco al Patto del Nazareno: “Bisogna auspicare che il Parlamento sia in grado di recuperare sovranità e di liberare il processo decisionale da qualunque cattiva proiezione come per esempio le ambizioni del Patto del Nazareno”. Oggi ha parlato anche il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, che ha ribadito la posizione della Lega nord, contraria ai nomi fin qui in circolazione: “Visco, Prodi, Amato, Veltroni: su questi nomi sarà duro chiudere un accordo per il Quirinale”. Intanto arriva il nome del primo delegato regionale che farà parte dei grandi elettori per il Quirinale: si tratta del presidente della Valle d’Aosta Augusto Rollandin. La Valle d’Aosta è l’unica regione ad eleggere un solo delegato, mentre gli altri Consigli regionali ne eleggeranno tre.

Ti potrebbero interessare anche:

Papa Francesco a Redipuglia: Basta pianificatori terrore e affaristi di guerra
Compravendita senatori, Berlusconi condannato
Caporalato, l'allarme del ministro Martina: "Va combattuto come la mafia"
Allarme rosso Isis: trafficanti di nucleare cercano contatto con il Califfato
Di Maio, alleanza tattica con Grasso?
Coronavirus, misure prorogate al 3 maggio: cosa cambia



wordpress stat