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Cofferati campanello d’allarme, quel dismetabolismo politico può uccidere il Pd

Siamo costretti ad occuparci delle vicende interne del Pd. Al paese in realtà non interessano, ma visto che comandano loro, dovunque e comunque i suoi problemi diventano i nostri. E la realtà è inequivocabile, il Pd si sta ammalando e al suo interno non ci sono dottori in grado di estrarre dal cilindro la medicina giusta. La battaglia per il Quirinale compatterà il partito? Non ci crede nessuno, anzi, rischia di aggravare la malattia, c’è una sorta di dismetabilismo politico che diventa sempre meno controllabile. Al Nazareno non si riesce più a metabolizzare il dissenso, a metabolizzare il riacutizzarsi di ferite che si credevano cicatrizzate. Possibile che un personaggio come Cofferati, un tempo destinato a rivestire il ruolo di leader maximus possa essere praticamente messo in condizioni di andarsene? Certo, il cinese ci ha messo del suo irritando tutti, ma non è una ragione sufficiente. Il Pd potrebbe perdere pezzi da un momento all’altro, potrebbe implodere, potrebbe lacerarsi. Ma non essere coeso come richiede la situazione. La vecchia Dc era rissosa, volavano i coltelli, c’erano capi capetti e correnti, c’erano i cavalli di razza, ma i big alla fine di fronte alle scelte epocali, di fronte alla possibilità di perdere, trovavano una unità insospettabile e vincevano le battaglie. Renzi ha mezzo partito di yes man, modesti personaggi pronti a tutto pur di compiacere il leader, e mezzo partito che rema contro, senza sapere dove andare e cosa chiedere. L’elezione del nuovo presidente della Repubblica può avere effetti collaterali dirompenti. E il paese non può permetterselo. Se il Pd deve morire ebbene che accada più in là, quando gli orizzonti saranno più sereni.

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