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Terrorismo, misure in Consiglio dei Ministri. Gentiloni: ‘C’è minaccia in Europa’

Arrivano in Consiglio dei ministri una serie di misure antiterrorismo. Nel ddl dovrebbero essere comprese pene fino a 10 anni per i foreign fighters, ritiro del passaporto per i sospetti, reato ad hoc per punire chi organizza viaggi di combattenti, possibilità di oscurare siti web jihadisti, stretta sugli esplosivi, procura nazionale antiterrorismo.

“Dalla riunione del Consiglio Esteri Ue – ha detto il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni – è emersa la conferma della minaccia terroristica all’insieme dei paesi europei: si stima ci siano tra i tremila e i cinquemila ‘foreign fighters’ in Europa. Stiamo pensando – ha spiegato Gentiloni – all’istituzione di attachè per la sicurezza nelle delegazioni Ue dei Paesi a rischio. Oltre ad un membro permanente arabo nel team della Commissione Europea sul terrorismo”. Il ministro è poi tornato sulla necessità di tornare a lavorare sulla direttiva per lo scambio dati Pnr (Passengers Name Record): nuovamente sollecitata dal Consiglio degli Esteri Ue, “è fermo al Parlamento Europeo”.

Aspiranti jihadisti in fuga dall’Olanda. Secondo alcuni media i giovani musulmani radicali stanno fuggendo dall’Olanda in seguito al blitz antiterrorismo di Verviers. E il sindaco di Rotterdam di origini marocchine, Ahmed Aboutaled, sostiene che è meglio lasciarli partire e proibire il loro ritorno nel Paese. Sono undici i giovani scappati precipitosamente dal Paese negli ultimi giorni. Quattro sono stati intercettati dalle autorità turche mentre viaggiavano verso la Siria. Progettavano il viaggio da tempo, ma si sarebbero decisi in seguito agli attentati di Parigi e gli ultimi avvenimenti in Belgio. Altri invece trovano rifugio in Marocco o si nascondo presso le famiglie di origine.

Da inizio 2014 sarebbero in tutto oltre 150 i foreign fighters di provenienza olandese. Coniugare la sicurezza con il diritto di sentirsi liberi. E’ l’obiettivo del ministro Gentiloni, che spinge per un monitoraggio più efficace in Europa, per far fronte ai rischi del terrorismo. “Oggi mi aspetto una importante presa di posizione politica sul provvedimento più importante, quello che riguarda il registro dei passeggeri”, ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni rispondendo ad una domanda sul controverso registro dei passeggeri aerei (Pnr). “Penso – ha aggiunto – che in alcuni mesi la situazione si sbloccherà al Parlamento Europeo: bisogna trovare un punto di equilibrio tra privacy e sicurezza ma serve mettere al primo posto la sicurezza senza rinunciare alle libertà europee”.

“La crescente minaccia del terrorismo pone obbligo di un rafforzamento degli strumenti di prevenzione e repressione” ed è “ineludibile introdurre nuove misure per rendere selettivi e stringenti i controlli sui materiali che potrebbero essere usati per attentati e sulle misure contro gli stranieri combattenti”. Così il ministro Orlando alla Camera.

“Una Procura nazionale antiterrorismo può essere utile se lavora in squadra con le Procure distrettuali, ma non bisogna dimenticare che gran parte del lavoro su questo tema avviene a livello di intelligence e di informazioni preventive, non nei tribunali”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, intervenendo al programma La telefonata di Belpietro su Canale5. Il ministro ha poi ribadito l’importanza di approvare la direttiva europea sul Passenger name record, con la registrazione delle liste passeggeri sui voli UE. “Si rinuncia a un pezzo di privacy – ha spiegato – in cambio di un pezzo di sicurezza in più”. Infine, Alfano ha sottolineato l’efficacia “dello scambio di informazioni tra i paesi sul terrorismo. Proprio per questo negli ultimi giorni sono stato in Albania, in Turchia e in Spagna”.

Un pakistano è stato sorpreso ieri con un passaporto falso mentre era in partenza da Fiumicino su un volo per Londram, ma aveva richiesto in passato asilo politico in Italia. L’uomo era già a bordo dell’aereo Easyjet in partenza da Roma Fiumicino per Londra alle 12.35 quando, a pochi minuti dal decollo, sono scattati ulteriori controlli sul documento che l’uomo aveva esibito all’imbarco. Si é scoperto così che il passaporto pakistano presentato dal passeggero era falso. Lo straniero é ora in stato di fermo. Sono in corso indagini da parte della polizia che dovrà accertare la sua identità e soprattutto le sue intenzioni. Sarà denunciato all’autorità giudiziaria per possesso e utilizzo di documento falso.

Nove espulsi nelle ultime settimane, altri seguiranno presto. “Saremo durissimi”, ha annunciato il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, in una conferenza stampa al Viminale, dove ha fornito la lista aggiornata dei foreign fighters ‘nostrani’: sono saliti a 59, di cui 5 con passaporto italiano e due dalla doppia nazionalità. E i sospetti jihadisti tenuti d’occhio “sono molti più dei cento” di cui hanno dato conto alcuni media. Il pericolo è “immanente e imprevedibile” e dunque “abbiamo alzato al massimo il livello di sicurezza”.

JIHADISTI IN ITALIA, ECCO COME SI DIVENTA TERRORISTI – INCHIESTA

Il ministro si è soffermato sull’identikit degli espulsi dalla fine di dicembre ad oggi. Dunque, ha sottolineato, “da prima dei fatti di Parigi”: cinque tunisini, un turco, un egiziano, un marocchino ed un pakistano. Si tratta di persone residenti prevalentemente nel Centro-Nord. Tutte con regolare permesso di soggiorno, residenti da anni in Italia. Due degli espulsi hanno coinvolto anche le famiglie per mandarle in Siria a combattere; qualcuno di loro si è autoradicalizzato sul web, alcuni erano internauti “molto attivi”, altri avevano aderito all’Isis ed altri ancora erano reclutatori e dediti al proselitismo. Per nessuno di loro c’erano reati da contestare. Si è scelta così la via di allontanarli dal Paese per motivi di sicurezza nazionale, in accordo con gli Stati di provenienza. Per alcuni è stato usato anche l’appiglio dei documenti non in regola. In due – pare un marocchino ed un egiziano – vivevano da anni nell’hinterland milanese ed erano tra quelli sotto osservazione da parte della polizia e dei carabinieri del Ros. E non finisce qui. Alfano ha infatti annunciato altre espulsioni. Valutazioni sono in corso su alcune posizioni. “Ma su questo – ha spiegato – manteniamo il riserbo, non dobbiamo dare vantaggi a nessuno”. Certo è che si guarda con estrema attenzione alla galassia jihadista ‘made in Italy’, formata, ha sottolineato, “da un numero di soggetti di molto superiore a cento”. Non è, ha aggiunto, “una lista nera, ma le posizioni individuali dei soggetti sospetti sono radiografate e passate al microscopio per cogliere ogni piccolo segnale che possa generare dubbi sulla sicurezza”.

L’attività di servizi, antiterrorismo e Ros è dunque febbrile sugli ambienti a rischio: luoghi di culto radicali, predicatori itineranti, gruppi che appoggiano la resistenza anti-Assad e agiscono da ‘facilitatori’ per l’invio di combattenti, siti web islamisti, convertiti, giovani vulnerabili alla propaganda dell’Isis. Ci sono poi i foreign fighters. La stima sulla loro consistenza è in continuo aggiornamento: l’ultimo dato parla di 59 (erano stimati in 53 fino a pochi giorni fa). Non si tratta, ha puntualizzato il ministro, “di soggetti presenti in Italia, ma che hanno avuto a che fare, in qualche modo, con il nostro Paese: 14 di loro sono morti, cinque italiani sono partiti per la Siria, due con doppia nazionalità, 25 stranieri collegati in vario modo all’Italia e 13 siriani partiti dall’Italia. Dopo aver riferito che finora “non è emerso nulla” su possibili infiltrazioni di terroristi tra gli immigrati che arrivano in Italia via mare, Alfano ha rassicurato: “possiamo dire di aver fatto tutto il necessario per prevenire, nei limiti del possibile, la minaccia. Il nostro è un lavoro che non conosce sosta contro il terrorismo”.

Critiche dal segretario della Lega Nord, Matteo Salvini. “‘Pugno duro’ – commenta – di Alfano: da fine dicembre espulsi 9 immigrati sospettati di legami con terrorismo! Però oggi sbarcati altri 515…”.

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