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A Melfi appalti pilotati e abusi, arrestato il sindaco

I costi delle opere pubbliche venivano «limati» risparmiando dove possibile, anche «rimandando» la costruzione di un muro portante o l’installazione di ascensori e infissi. E poco importa se a pagarne le spese erano, di conseguenza, gli alunni di una scuola o i potenziali inquilini delle case popolari. Secondo la Procura di Potenza lo scenario che emerge dall’inchiesta «Coker» – che ha portato a sei ordinanze di custodia cautelare, tra cui i domiciliari per il sindaco di Melfi (Potenza) Livio Valvano (Psi) – è «allarmante e inquietante» con amicizie «pesanti» degli imprenditori con politici e amministratori comunali «che compri con un lecca lecca». Il sistema messo in piedi nell’area Nord della Basilicata è innovativo: appalti pilotati con pesanti ribassi (fino al 40 per cento, in grado di sbaragliare la concorrenza) con un recupero del guadagno fatto di «varianti» ai progetti e risparmi «pericolosi». Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di turbata libertà di procedimenti di scelta del contraente, induzione indebita a dare o promettere beni e altre utilità e falso. In totale sono 25 le persone indagate, tra imprenditori, tecnici e dirigenti comunali e amministratori. Le indagini – illustrate nel corso di una conferenza stampa dal Procuratore della Repubblica di Potenza, Luigi Gay, e dal dirigente della Squadra Mobile, Carlo Pagano – hanno riguardato in particolare la realizzazione di 36 alloggi di edilizia popolare e i lavori di messa in sicurezza di una scuola, con un introito per le casse di imprese e società per oltre sei milioni di euro e «con ribassi anomali del 37,1 e del 38,6 per cento». L’inchiesta non riguarda però opere nell’area industriale di Melfi, compresa la Fca. Dalle intercettazioni emergono quindi particolari inquietanti: «Sapevamo già che fare: la muratura non era adeguata alla normativa, non c’erano gli ascensori, non c’erano gli infissi». E a telefono gli imprenditori ammettevano anche che «con un lecca lecca puoi comprare un consigliere», e «con un lecca lecca non dato lo perdi», per descrivere la «bontà» e la «necessità» di alcune amicizie e regalie. «Quanto dobbiamo mettere come ribasso?» si chiedono al cellulare. «Fallo corposo» è la risposta data dagli intercettati. E così gli appalti vanno «con ribassi anomali». Ci sono poi terreni venduti dai dirigenti comunali, assunzioni di persone amiche e promesse di favori. E in molte conversazioni appaiono le frasi «ce lo ha chiesto il sindaco», riferendosi a scelte su varianti e lavoro. Secondo il gip, che ha accolto le richieste del pm Francesco Basentini, vi era «una totale compartecipazione dello stesso sindaco all’azione di turbativa rilevante» approfittando «con molta disinvoltura della situazione». A Valvano, che è anche segretario regionale della Basilicata del Psi, arriva il sostegno del partito. E in un tweet Bobo Craxi lo incita: «Forza Livio, amministratore onesto e capace che ha risollevato Melfi»’. Oltre a Valvano, ai domiciliari sono anche gli imprenditori Antonio ed Emilio Caprarella e il progettista Gerardo Caccavo; in carcere è finito Bernardino D’Amelio, responsabile dell’area infrastruture e mobilità del Comune; divieto di dimora a Melfi, invece, per Katia Caprarella, amministratrice di società della famiglia.

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