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Francia: arrestati cinque ceceni che preparavano un attacco

In Francia si è imposto un «apartheid etnico, sociale e territoriale»: a circa due settimane dalle stragi di Parigi, il premier, Manuel Valls, denuncia i gravi problemi d’integrazione a cui deve far fronte la République. Mentre nuovi interrogativi si allungano su Amedy Coulibaly, che secondo Le Canard Enchainé incappò nelle maglie di un controllo di polizia con la compagna Hayat Boumeddienne pochi giorni prima del bagno di sangue ma fu lasciato andare senza intoppi. Sul terreno scatta intanto un nuovo allarme col fermo di cinque ceceni che nascondevano esplosivo «estremamente pericoloso» a Béziers, nel sud del Paese. «Cinque (cittadini) russi di etnia cecena sono stati fermati dalla polizia» tra Béziers e Saint-Jean-de-Védas, ha confermato nel pomeriggio il procuratore di zona, Yvon Calvet. «Per il momento – ha precisato – la preparazione di un attentato non è confermata: l’inchiesta è solo all’inizio e c’è la possibilità di nuovi fermi». Per il capo della polizia di Montpellier, Gilles Soulié, il materiale esplosivo ritrovato nell’appartamento di rue Bergson era comunque «estremamente pericoloso». Fonti vicine all’inchiesta parlano di 100 grammi di TATP (perossido di acetone), esplosivo molto semplice da fabbricare usato nell’attentato alla maratona di Boston, pure perpetrato da ceceni. Malgrado la provenienza dei cinque dalla Cecenia (turbolenta regione musulmana del Caucaso russo) per il procuratore francese, in questo caso tuttavia «ci situiamo al di fuori di ogni contesto religioso radicale: e nessun indizio permette di fare un accostamento in questo senso». La procura antiterrorismo di Parigi non richiede del resto di occuparsi del caso, almeno per ora. Tra i cinque ceceni, la figura di maggior spicco ha 24 anni e risulta «residente a Béziers» con madre e sorelle. Inoltre, alcuni dei fermati «erano già noti per dei reati comuni, ma ignoti all’antiterrorismo», precisa il procuratore. Secondo il quotidiano locale, Le Midi Libre, uno di loro era già nel mirino della polizia e pare fosse coinvolto nell’esplosione alla città universitaria di Montpellier, che il 12 novembre 2008 causò il ferimento di sei persone, di cui due gravi. Nella Francia blindata con diecimila militari in strada ci sono nuovi sviluppi anche nel dossier legato alla strage al supermercato kosher di Parigi: quattro dei 12 fermati per l’inchiesta sugli appoggi al terrorista Amedy Coulibaly sono stati messi in stato d’accusa in vista di una possibile presentazione davanti al giudice. Si tratta di quattro uomini fra i 22 e i 28 anni che fanno parte del gruppo di persone arrestate nella notte fra giovedì e venerdì scorsi. Mentre si apprende che lo stesso Coulibaly e la sua compagna erano stati già fermati dalla polizia per un controllo a Parigi il 30 dicembre, ma non era scattato nessun provvedimento né ordine di pedinamento e gli agenti li avevano lasciati andare, nonostante fossero emerse loro frequentazioni con ambienti radicali. Frattanto, nel giorno in cui il Paese attribuisce la cittadinanza onoraria a Lassana Bathily, il commesso musulmano eroe dell’Hyper-Cacher, Valls traccia un’implacabile bilancio dei flop legati all’integrazione: «Un apartheid etnico, sociale e territoriale si è imposto nel nostro Paese». Parole pesantissime quelle del primo ministro, che nella Francia colpita al cuore suscitano polemiche. Anche se per Valls, «non si tratta di giustificare nulla, ma bisogna anche guardare in faccia la realtà». Mentre in serata il Figaro.fr pubblica nuovi inquietanti dati sull’indottrinamento jihadista. Secondo il quotidiano, che cita dati dell’intelligence, il fenomeno è aumentato del 130% in un anno. Al 16 gennaio, 1.281 francesi o residenti in Francia risultavano in qualche modo coinvolti nella Guerra Santa.

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