| categoria: politica

La minoranza si conta, siamo 140. Renzi attento per il Colle

Nel giorno in cui Matteo Renzi vince la sua prova di forza al Senato, la minoranza avverte il leader Pd lanciando segnali numerici in varie direzioni: tiene sull’Italicum la trentina di senatori dissidenti e in 50 deputati lasciano l’aula della Camera sull’emendamento di Ettore Rosato che ripristina i senatori a vita. Ma é Pier Luigi Bersani, chiamando a raccolta 140 parlamentari nella sala Berlinguer a Montecitorio, a chiarire al premier che o cambia strada e cerca l’unità del Pd o sull’elezione del Quirinale rischia grosso. Con conseguenze irreversibili anche sul futuro del Pd. Non è un novità che le minoranze del Pd riuniscono anime e sensibilità diverse: dai più dialoganti raccolti intorno al capogruppo Roberto Speranza ai pasdaran di Pippo Civati. In mezzo c’è Pier Luigi Bersani, uno che per il bene della ditta eviterebbe rotture e sul Quirinale è in teoria più che disposto a cercare un’intesa con Renzi. Ma molto amareggiato dopo la «forzatura» sulla riforma elettorale. «La situazione è mossa, molto mossa», osserva preoccupato l’ex segretario Pd salendo le scale della Camera per raggiungere la riunione a cui partecipano Rosy Bindi, Gianni Cuperlo, Francesco Boccia, Stefano Fassina e anche alcuni «osservatori», malignano in molti, spediti da Matteo Renzi a fiutare la situazione. Certo tra Cuperlo che parla di una «mutazione genetica» della maggioranza nata sul sostegno essenziale di Fi sull’Italicum e Speranza che esce dalla riunione affermando che sul Quirinale «la minoranza chiede l’unità del Pd» ce ne passa. Ma quello che conta oggi è il segnale politico-numerico recapitato a Palazzo Chigi ad una settimana dall’avvio delle votazioni per il presidente della Repubblica. «Da Renzi non è arrivata una carezza – sostiene preoccupato Cesare Damiano, che sul jobs act si è molto speso per ridurre i malpancisti del Pd – sulla legge elettorale ha scelto l’alleanza con la destra. Vedremo le prossime mosse…». A questo punto, però, rinviando l’offensiva sull’Italicum quando arriverà alla Camera, la minoranza guarda alla madre di tutte le battaglie: il Quirinale. Sull’Italicum il premier non ha voluto cercare una «mediazione possibile», osserva Bersani, ora la minoranza aspetta il segretario dem davanti al prossimo bivio. Nella riunione alla Camera non si parla di strategie future. Le scelte della sinistra dipenderanno da Renzi: o cercherà il nome il più possibile condiviso nel Pd o se privilegerà il patto del Nazareno nulla è escluso. Neppure l’asse con Sel e i dissidenti grillini sul nome di Romano Prodi. «Sara’ bene considerare – avverte Francesco Boccia – che quando in due si corre verso il burrone, occorre fermarsi insieme, altrimenti si precipita sempre insieme. Mi auguro che il senso di responsabilità prevalga in tutti».

Ti potrebbero interessare anche:

Letta riunisce comitato presidenza italiana
LEGA/ La "prima" di Salvini a Pontida contro tutti
FOCUS/ Fisco più leggero, presto le dichiarazioni a casa
Bomus mamme su richiesta, rischio aumento Iva nel 2016
Renzi "chiude" il 2015 al Governo: "L'Economia cresce, tasse giù"
CHI SI RIVEDE/ Renzi riparte dal blog



wordpress stat