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Terrorismo, ex Jihadista rivela: 15 italiani pronti a tornare e ad agire

Tra le file dell’Isis ci sono italiani «pronti a combattere»: jihadisti che «non si sentono italiani, solo la loro cittadinanza è italiana», e «che possono essere rimandati in ‘patria’ a condurre degli attacchi». Lo riferisce Mubin Shaikh, ex jihadista pentito, che ora lavora per i servizi segreti canadesi, nelle anticipazioni di un’intervista a Matrix che andrà in onda stasera su Canale 5. «Mi sorprenderei se non ci fossero italiani in Yemen. Magari solo pochi. Certamente ce ne sono in Siria e in Iraq. Credo dai 12 ai 15, ma non ne conosco il numero esatto», aggiunge. L’uomo, nato in Canada da una famiglia di immigrati musulmani, racconta poi come funziona il reclutamento dei jihadisti ‘occidentali’: «I reclutatori cercano soprattutto ragazzi che si sentono fuori posto. Ragazzi che si identificano solo e unicamente come musulmani ovvero che non si sentiranno mai occidentali». Diversi i modi per ‘adescarli’: «Le pressioni dei compagni sono lo strumento principale, un altro mezzo importantissimo sono i predicatori estremisti, sia dentro che fuori dalle moschee, che online. E proprio Internet ora procura un gran numero di reclute».

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