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Il Campidoglio ci prova, nuove regole per appalti: mai più aggiudicati senza una gara

A poco meno di due mesi dallo scoppio dell’inchiesta su Mafia Capitale, la giunta Marino vara nuove regole per la trasparenza degli appalti. Una memoria firmata dal neo-assessore alla Legalità, Alfonso Sabella, prevede, tra le altre cose, lo stop al ricorso al meccanismo degli appalti senza gara, tranne nei casi in cui ci sia effettiva emergenza, e la rotazione dei componenti delle commissioni giudicatrici.
«Con questa norma cambia davvero tutto – rivendica Ignazio Marino – sarà impossibile che accada di nuovo che quel ‘mondo di mezzò possa infiltrarsi negli uffici, nei municipi e in qualche modo utilizzare malamente i fondi pubblici derivanti dalle tasse dei cittadini».
Ieri mattina il presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone ha accompagnato in Campidoglio gli ispettori che esamineranno in collaborazione con l’amministrazione comunale le procedure negoziate di appalto bandite da Roma Capitale a partire dal 2010. «Gli appalti su cui abbiamo chiesto la collaborazione e l’affiancamento alla struttura del presidente Cantone sono negli ultimi cinque anni circa 13 mila – risponde il primo cittadino a chi gli chiede una stima degli appalti ‘sospettì – ma quelli che abbiamo fisicamente consegnato su supporto informatico questa mattina al generale Carofiglio della Gdf e al presidente Cantone sono 120, meno dell’1% degli appalti complessivi».

Il sindaco, che presenta il pacchetto di misure insieme a Sabella, parla di una vera e propria «rivoluzione», che si applicherà da subito a Campidoglio e municipi e che si vuole estendere anche alle aziende municipalizzate. «Questo atto è un nuovo modo di impostare il sistema di pubbliche commesse e si basa su tre linee guida: assoluta necessità di una programmazione che consentirà di uscire dalle ‘emergenze programmatè – spiega l’assessore -; un maggior coinvolgimento della politica nella fase di programmazione e monitoraggio degli interventi; l’estensione di garanzie anche a gare che sfuggono dalla pubblica evidenza».

Per le cosiddette gare «informali», ad esempio, si richiede agli operatori che vi partecipano di dichiarare i finanziamenti effettuati, nell’anno precedente, a partiti o esponenti politici, fondazioni, associazioni, onlus, consorzi collegati a partiti. Il provvedimento punta a mettere un argine alla discrezionalità per tutte le procedure diverse da quelle aperte: «la scelta delle imprese e cooperative da invitare sarà affidata a un sorteggio casuale a rotazione all’interno di elenchi accreditati». Tra gli elementi innovativi c’è anche la creazione di un albo dei membri delle commissioni giudicatrici «che verranno sorteggiati a rotazione per ogni singola gara».

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