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Uccise l’infermiera romena con un pugno nella metropolitana, già libero dopo 4 anni

Quattro anni tra domiciliari e Regina Coeli sarebbero bastati per rieducarlo dall’omicidio. Poi è giovane, neanche trentenne. Ed avrebbe anche mostrato volontà di lavorare. Sono queste le motivazioni che, su suggerimento degli avvocati Gian Antonio Minghelli e Fabrizio Gallo, hanno spinto il Tribunale di Sorveglianza di Roma a liberare con quasi quattro anni di anticipo l’arrestato, condannato con pena definitiva a otto anni di reclusione per omicidio preterintenzionale. Libero nonostante il parere negativo del procuratore generale. «Una giovane donna è morta per un suo scatto d’ira, resti in carcere», era stata l’indicazione del pg disattesa dai giudici di sorveglianza.
L’immagine del pugno sferrato in pieno giorno alla stazione ferroviaria Anagnina ripresa da una videocamera di sicurezza e rimbalzata sulla rete e in tv, invece, pare ancora fresca. Burtone aveva avuto una lite con la signora romena per una fila in tabaccheria. E fuori si erano riaffrontati con uno scambio di battutacce finché lui non l’ha zittita per sempre con quel pugno, da pugile. «Sporca, romena». La donna morì dopo una settimana di coma, lasciando il marito e una bambino piccolo. Alessio Burtone venne arrestato di lì a poco. Si aprirono così polemiche di sfondo razzista, scontri giudiziari e numerose perizie per stabilire le cause di morte della donna ed escludere complicanze di malasanità. In primo grado, era il 16 marzo del 2012, Burtone è stato condannato a nove anni. La procura ne aveva chiesti venti. Passati nove mesi, ecco la sentenza di secondo grado, che ha abbassato la pena di un anno. Burtone aveva chiesto scusa pubblicando una lettera a pagamento su un giornale romeno corredata dalla sua foto con la testa incappucciata da una felpa blu il giorno dell’arresto.Quindi la condanna definitiva del luglio 2014 ed ora la scarcerazione.

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