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Issi, scambio di prigionieri con Amman: “Liberati la terrorista e il giapponese? E il pilota giordano?

Non è ancora chiaro se la terrorista jihadista irachena Sajda al-Rishawi sia stata liberata. In un video i miliziani sunniti dello Stato islamico sostengono che la Giordania avrebbe liberato, l’aspirante kamikaze irachena arrestata nel 2005, nell’ambito di uno scambio di prigionieri con gli jihadisti dell’Is. Sajida al-Rishawi “è nella terra del Califfato”, affermano i miliziani che hanno annunciato l’imminente rilascio dell’ostaggio giapponese Kenji Goto che sarebbe già “in viaggio dalla Siria alla Giordania”. Un jihadista ha scritto su Twitter che il freelance nipponico “non è più prigioniero dello Stato islamico”. “Un account Twitter legato all’Is ricorda che l’accordo per la liberazione di Sajida al Rishawi in cambio dell’ostaggio giapponese, è per non uccidere (non per liberare) il pilota giordano Muadh al-Kasasbeh” – il militare catturato dagli jihadisti alla vigilia di Natale a Raqqa -, ha twittatto la direttrice del Site, Rita Katz. Manca ancora però la prova dello scambio.
Il ministro degli Esteri giordano, Nasser Judeh, però smentisce ufficialmente. “A chi dice che Rishawi è stata rilasciata e ha lasciato la Giordania rispondo che non è vero”, ha dichiarato il capo della diplomazia del regno hascemita in un tweet ripreso dai media locali. Ma, secondo una fonte della sicurezza giordana, citata dal giornale Alsbel, la detenuta irachena ha lasciato il carcere di Juedah, sotto strette misure di sicurezza, verso il carcere di Alhshmia, nella provincia giordana di al Zaraq, al confine iracheno, in attesa di essere trasferita in Iraq. Amman aspetta le prove che il pilota militare nelle mani delle milizie jihadiste dello stato islamico sia ancora in vita, ma non ha ancora ricevuto alcuna risposta.

Il portavoce del governo di Amman, Mohammed Al Momani, ha spiegato in una nota che la priorità è “salvaguardare la vita del pilota Muadh al-Kasasbeh”, per cui libererà la terrorista se il soldato ritorna sano e salvo. E una volta scaduto l’ultimatum, alle 15 ora italiana, ha anche chiesto una prova che il pilota sia ancora in vita, ma non ha ancora ottenuto risposta. Nel comunicato del governo giordano non si fa cenno al giornalista nipponico. Lo Stato Islamico avrebbe proposto un doppio scambio di prigionieri: la libertà del pilota giordano e del giornalista nipponico in cambio del rilascio della terrorista e un altro jihadista, Ziad al-Karbouli, collaboratore di Abu Musab al-Zarqawi catturato nel 2006.

Festeggiamenti a Karak. Festeggiamenti improvvisati sono comunque in corso a Karak, la cittadina giordana di cui è originario il pilota Muadh Kassasbe, perché secondo fonti locali il militare sarebbe stato liberato. Lo si apprende da brevi video amatoriali pubblicati su Twitter da abitanti di Karak.

Le notizie filtrate in giornata sulla possibile liberazione di Kenji Goto, erano state molto contraddittore. In un primo momento l’emittente al-Jazeera aveva fatto sapere che il viceministro degli Esteri giapponese, Yasuhide Nakayama, che da giorni lavora ad Amman, a capo di un team di alti funzionari di Tokyo per gestire in loco la crisi, aveva sostanzialmente ufficializzato il buon esito della trattativa: “Abbiamo avuto delle informazioni secondo le quali le autorità giordane sono intenzionate a consegnare allo Stato islamico Sajida al-Rishawi”. “Sentirete buone notizie nelle prossime ore”. Succesivamente, però, il viceministro avrebbe smentito le prime indiscrezioni affermando “non ci sono informazioni che facciano pensare al raggiungimento di un accordo”. Risale al 25 gennaio, lo ricordiamo, l’uccisione dell’altro ostaggio giapponese, il contractor amico di Kenji.
Sajida al-Rishawi era la moglie di uno dei tre kamikaze che riuscirono a farsi saltare in aria ad Amman, nel 2005, causando 57 morti. Anche lei avrebbe voluto farsi esplodere ma la sua cintura esplosiva non si attivò. Sarebbe anche la sorella di uno stretto collaboratore di al-Zarqawi. Catturata dalle autorità giordane, fece un’apparizione in tv per una sorta di confessione-rivendicazione; è stata condannata a morte da un tribunale militare giordano nel 2006, ma nello stesso anno il governo di Amman ha aderito alla moratoria sulla pena di morte. Le esecuzioni sono riprese il mese scorso e c’è da giurare che Sajida fosse in prima fila, nel braccio della morte. L’altro jihadista in ballo è al-Karbouli: arrestato nel 2006, era un collaboratore di Abu Musab al-Zarqawi, il leader di al-Qaeda in Iraq, ucciso nel 2006 a Baquba e autore di alcuni tra i più efferati attentati in Iraq, dopo la caduta di Saddam Hussein.

L’appello della madre di Goto. Poche ore fa Junko Ishido, la madre del reporter giapponese Kenji Goto tenuto in ostaggio dai militanti islamici, aveva lanciato un altro appello disperato per il rilascio del figlio dopo il nuovo ultimatum di 24 ore per lo “scambio di prigionieri”. Con la voce commossa, ha detto ai microfoni della tv Nhk: “Kenji non ha alcuna animosità verso lo Stato islamico. Cosa ha fatto di sbagliato? Non c’è più molto tempo a disposizione”. Sulla sua ultima immagine online, la donna ha aggiunto che “la situazione sta diventando estremamente grave. Spero sempre però nel suo rilascio”.

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