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ESTORSIONE/ Chiese a Lapo Elkann 90mila euro per non diffondere video, chiesto il giudizio immediato

Chiesto il giudizio immediato per Enrico Bellavista, il 31enne milanese arrestato in flagranza di reato il 2 dicembre mentre, in una stanza dell’hotel Four Season, intascava 90mila euro da un collaboratore di Lapo Elkann. Si trattava di una trappola organizzata dagli investigatori dopo la denuncia dell’imprenditore, che ha raccontato di essere sotto ricatto per un video compromettente ripreso il giugno scorso in cui appare seminudo, vicino a delle piste di cocaina stese su un tavolo. La richiesta è stata formulata dal pubblico ministero Giancarla Serafini al giudice per le indagini preliminari Stefania Pepe, che un paio giorni fa ha concesso gli arresti domiciliari a Bellavista, alla luce della conclusione degli accertamenti investigativi a suo carico. È ancora aperto, invece, uno stralcio dell’inchiesta che vede il fratello di Bellavista, Giovanni, indagato a piede libero con il fotografo Bicio Pensa per concorso in estorsione con Enrico Bellavista. In base a quanto ricostruito, lo scorso giugno Elkann sarebbe stato avvicinato per strada alla periferia nord della città da Giovanni Bellavista che, vedendolo in stato confusionale, lo avrebbe convinto a seguirlo a casa sua. «Avevo bevuto molti bicchieri di superalcolici, più del dovuto. Stavo andando a piedi verso l’abitazione di una mia conoscente», ha poi raccontato l’imprenditore ai carabinieri del Nucleo investigativo, che aveva accettato l’offerta d’aiuto dell’uomo. Alla coppia si sarebbero poi uniti Enrico Bellavista e la cocaina, che secondo l’imprenditore sarebbe stata portata dai due sconosciuti. La serata è poi finita, secondo il ricordo di Elkann, con lui caricato su un taxi con addosso una tuta da ginnastica e 50 euro per pagare la corsa. Nei giorni successivi, però, i due fratelli si sarebbero presentati a casa sua con il filmato compromettente ripreso con un cellulare e la richiesta di un regalo per l’aiuto dato. Non contenti del «pallone autografato» ricevuto in cambio, i due avrebbero proposto invano il video a un settimanale e poi sono stati contattati da Shawn Carlo Nelson, un collaboratore di Elkann, incaricato di trattare. L’accordo si è poi chiuso a 30mila euro con i Bellavista che si impegnavano per iscritto a non divulgare copie, pena 300mila euro di risarcimento. Ma due mesi dopo, Elkann ha scoperto che secondo Bicio Pensa, un fotografo coinvolto marginalmente in Vallettopoli, le immagini erano nelle mani di «altre persone». Anche Pensa è stato poi contattato da Nelson, che agli inquirenti ha poi riferito che il fotografo gli ha chiesto altri 350mila euro per non vendere le immagini al settimanale CHI.

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