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CONCORDIA/ Domnica vuole duecentomila euro di risarcimento

– Anche Domnica Cemortan, la giovane donna che era con Francesco Schettino in plancia di comando la sera dell’impatto della Costa Concordia con gli scogli dell’Isola del Giglio, vuole che le vengano riconosciuti 200.000 euro per i danni subiti. Lei era non solo una passeggera di quella crociera conclusasi tragicamente il 13 gennaio del 2012, ma ha dovuto subire anche un danno aggiuntivo, quello derivato dall’essere vittima di una «aggressione mediatica». A spiegarlo è stata l’avvocato Valentina Quaroni al processo di Grosseto che oggi ha fatto registrato una nuova querelle tra il Codancons e Costa Crociere, con i l’organizzazione dei consumatori che ha definito «inattendibili» i file delle manutenzioni del generatore di emergenza consegnati da Costa ai periti nel corso dell’incidente probatorio e, ha detto l’avvocato del Codacons Giuliano Leuzzi, «relativi alle dieci settimane precedenti il naufragio». Sulla presunta falsificazione dei file Costa ha presentato una querela, dopo che la procura ha chiesto l’archiviazione della vicenda, e la stessa procura ha aperto un fascicolo per calunnia. Ma, seppure assente, gran parte dell’attenzione all’udienza di oggi è stata per lei, la bionda moldava che rivelò poi anche di avere avuto una relazione con l’ex comandante della Concordia: le richieste dei legali della Cemortan sono la condanna dell’ex comandante, centomila euro di provvisionale e circa duecentomila in totale. Domnica «non è venuta per evitare ulteriori esposizioni – ha detto l’avvocato Quaroni -. La Cemortan era imbarcata come passeggera e ha subìto un doppio danno per l’ingiustificata aggressione mediatica cui è stata sottoposta, quasi a volerla colpevolizzare. Anzi, la signora Cermotan ha tenuto un atteggiamento di collaborazione, non si è sottratta ai propri obblighi». Da tutta l’esperienza-concordia Domnica ha avuto «conseguenze irreversibili, di natura psichica», cioè lo stress post traumatico, per le ore di terrore vissute in prima persona. «Quella notte – ha detto ancora il legale – Domnica ha rischiato di rimanere schiacciata dalla nave ma ha partecipato ai soccorsi dei passeggeri mettendo a rischio la propria incolumità e la propria vita». Lontano dal Teatro Moderno di Grosseto dove è allestita l’aula, con una lettera, un altro protagonista (suo malgrado) di quella notte, il comandante in pensione Mario Terenzio Palombo ha voluto rimarcare la sua posizione. «È un’invenzione del tutto priva di fondamento e riscontro» che il passaggio ravvicinato della Costa Concordia all’isola del Giglio «sarebbe stato fatto per omaggiare il comandante Palombo», scrivono in una nota i suoi legali. «Al contrario di quanto sostenuto da alcune delle parti civili durante la discussione finale nell’ambito del processo – spiegano gli avvocati Romano Lombardi e Roberta Bardi – il comandante Palombo non è mai stato, né può essere ritenuto ‘complice’ della manovra posta in essere da Schettino». Palombo era a casa sua, non sapeva che quella sera la nave sarebbe transitata davanti all’isola del Giglio e il colloquio telefonico «peraltro sgradito e inaspettato» avvenuto con Schettino circa 15 minuti prima della collisione della nave contro lo scoglio delle Scole «non fu promosso dal medesimo Schettino, ma dal maitre Antonello Tievoli».

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