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MARO’/ “Nave in missione antipirati”, poi la Difesa smentisce

Nave Grecale della Marina militare parte per la missione antipirateria Atalanta. Anzi no. L’annuncio, dato dallo stato maggiore della Marina è stato smentito alcune ore dopo dallo stesso ministero della Difesa. In mezzo, alcune dichiarazioni critiche di Forza Italia e Movimento 5 Stelle, secondo cui nessuna nave italiana dovrebbe partire per operazioni antipirateria prima dell’approvazione del decreto missioni e, soprattutto, della soluzione del caso marò. Il comunicato della Marina è circostanziato. «Continua l’impegno della Marina militare nelle operazioni di contrasto alla pirateria marittima nelle acque del Corno d’Africa. Domenica 1 febbraio, la fregata Grecale partirà dalla Stazione Navale Mar Grande di Taranto per dirigere verso il bacino Somalo dove darà il cambio al cacciatorpediniere Andrea Doria, che conclude il semestre di comando dell’operazione Atalanta», la missione antipirateria dell’Unione Europea. Segue la descrizione dei preparativi compiuti in vista della missione, la composizione della task force e quella dell’equipaggio: «241 tra uomini e donne» compresi uomini e mezzi della Brigata San Marco. Marò proprio come Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, che vengono evocati nelle prese di posizione politiche che seguono a stretto giro la notizia della partenza di nave Grecale. «Sorprende molto tale annuncio sia perchè non si ha notizia della approvazione del decreto di proroga della nostra partecipazione alle missioni internazionali, sia, soprattutto, perchè il Parlamento ha deciso che una eventuale ulteriore nostra partecipazione alle missioni antipirateria sarebbe stata valutata in base agli sviluppi della vicenda Marò, purtroppo come noto non ancora conclusa», dice il presidente della Commissione Difesa della Camera, Elio Vito, di Forza Italia, che chiede al Governo di «chiarire subito ed informare il Parlamento prima di assumere qualunque decisione al riguardo». Gli fa eco Maurizio Gasparri: «il Parlamento è stato chiaro. Nessun nuovo contributo se prima non si risolve la questione dei nostri due Marò. Nessuno poi ha visto il decreto di proroga della nostra partecipazione alle missioni internazionali», afferma il senatore di FI, chiedendo al Governo di smentire. In sintonia, questa volta, anche M5S, che chiede all’Esecutivo di «fermare la partenza e l’impiego» del Grecale «nel rispetto di un emendamento approvato nell’ ultimo decreto missioni secondo cui ogni altra eventuale nostra partecipazione alle missioni antipirateria sarebbe dovuta essere valutata sulla base degli sviluppi del caso marò». Non passa molto tempo, che arriva il dietrofront della Difesa. Il comunicato ha un titolo secco: «Nessun impiego della fregata grecale in missione antipirateria». Ed anche il testo è lapidario: «in merito alle notizie circa la partenza della fregata Grecale per la missione antipirateria Atalanta, si smentisce l’impiego dell’unità navale nel bacino somalo. La nave ha terminato le operazioni di approntamento connesse con le normali operazioni della Marina militare nel bacino mediterraneo». Dunque che cosa è successo? Come mai questo corto circuito tra Marina e Difesa? Secondo quanto è stato possibile ricostruire, nave Grecale sarebbe effettivamente destinata ad avvicendare l’Andrea Doria nella missione Atalanta, in base ad una programmazione che necessariamente viene fatta molti mesi prima e che non tiene conto delle «variabili politiche». La programmazione prevede che, terminate una serie di esercitazioni e concluso l’approntamento, la nave salpi domenica da Taranto, con destinazione Corno d’Africa, per ricongiungersi alle altre unità del dispositivo Atalanta. Per giungere a destinazione sono necessarie un paio di settimane: un margine di tempo considerato sufficiente per l’approvazione del decreto missioni. Così, in caso di ok alla partecipazione ad Atalanta, la nave sarebbe già stata sul posto pronta ad entrare in azione; in caso di una improbabile bocciatura, invece, avrebbe fatto marcia indietro, svolgendo comunque quell’attività di navigazione che è prevista per ogni unità della flotta della Marina. Formalmente, però, senza il decreto che dà il via libera, domenica il Grecale non può salpare per nessuna missione anti pirati ed è per questo che l’annuncio ha spiazzato, costringendo la Difesa ad una smentita ufficiale.

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