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Caos Ncd, ira Alfano: avanti e non trattengo nessuno

Chi rompe paga e i cocci sono suoi. Ecco, nel Nuovo Centrodestra, all’indomani dell’elezione di Sergio Mattarella al Colle, di fratture da ricomporre ce ne sono parecchie, fuori e dentro al partito. Maurizio Sacconi conferma le dimissioni da capogruppo di Area Popolare al Senato mentre Giuliano Cazzola, candidato alle Europee lo scorso anno nel collegio del Nord Est, annuncia il divorzio da Ncd. Un andazzo che fa andare su tutte le furie il moderato Angelino Alfano che in serata interviene deciso: «non trattengo nessuno, chi ci sta ci sta». A pesare, all’indomani dell’elezione al Colle di Sergio Mattarella, è il ‘cappottò rifilato da Matteo Renzi ad alleati e avversari. Fibrillazioni che Alfano cerca di arginare rivendicando il suo ruolo: «Ho deciso io di votare Sergio Mattarella, sono convinto di aver fatto bene». Ma il partito è attraversato dai malumori. «Per il premier – tuona Sacconi – ogni rapporto politico è come un taxi per una specifica corsa, ma ogni corsa ha un prezzo». «Non è in discussione – ribadisce – la mia leale amicizia e collaborazione con Alfano, quanto piuttosto il nostro rapporto con il premier e segretario del Pd e il suo metodo cinico dei rapporti politici variabili». Insomma, il rischio di ‘morire renzianì per un pezzo di Ncd è intollerabile. Soprattutto ora che a destra si aprono ampi spazi per la Lega di Matteo Salvini. Un dato che mette in grande fibrillazione il Nuovo centrodestra e apre un vero e proprio Rebus sul futuro delle alleanze tra i moderati. Il segretario leghista gira il coltello nella ferita e annuncia la fine dell’accordo al Nord, dove il Carroccio governa con i centristi. «Preferisco – dice Salvini – perdere qualche voto che fare ammucchiate». Il leader dei Lumbard d’altra parte era stato chiaro: «chi vota Mattarella non pensi poi di fare accordi con noi». Detto, fatto. La ‘ritorsionè parte dalle regionali venete della prossima primavera. La verità è che le contorsioni dell’ex delfino di Berlusconi nella partita quirinalizia pesano. «Alfano – ragiona Salvini – ha scelto la Bindi: vada a festeggiare con la Bindi». Poi la stoccata: «Con Forza Italia vediamo». «Noi – ricorda – abbiamo un appuntamento di piazza già fissato, quello di sabato 28 febbraio a Roma che a questo punto diventa un momento di raccolta per tutti coloro che non vogliono morire renziani». Insomma, il leader della Lega mette il turbo e punta al ruolo di king maker del centrodestra. Intanto, fa anche campagna acquisti a scapito proprio di Ncd, se è vero che la portavoce dimissionaria Barbara Saltamartini starebbe per approdare al Carroccio (e un ‘big’ come Nunzia De Girolamo smentisce in un tweet di voler fare altrettanto). «Credo che il primo rapporto da ricucire è quello con noi stessi», sottolinea allora Rocco Buttiglione. «Renzi – aggiunge – ha avuto un’astuzia diabolica: ha concordato il nome con il proprio partito e con Sel e doveva far così perchè questo era il modo per farglielo accettare». Un colpo di fioretto che ha però provocato non poche ferite all’alleato di governo del premier. Ma Antonio Gentile, segretario dell’Ufficio di Presidenza del Senato e coordinatore regionale di Ncd Calabria, pur chiedendo a Sacconi di ripensare alle dimissioni blinda la ‘mission’ del partito: «Nessuna fisiologica discussione può mettere in ogni caso in dubbio l’alleanza di Governo.

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