| categoria: politica

Testimoni di giustizia in piazza, lo Stato non lotta contro le mafie

Un gruppo di testimoni di giustizia – cittadini che hanno scelto di denunciare intimidazioni, racket, estorsioni e che spesso hanno dovuto abbandonare la propria casa e il proprio lavoro per essere nascosti in località protette – mercoledì 4 febbraio sarà davanti a Palazzo Chigi per un sit-in pacifico. Chiedono al Governo Renzi la pubblicazione del decreto attuativo che prevede che loro, al pari delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, possano accedere ad un programma di assunzione in tutte le pubbliche amministrazioni, dello Stato e degli enti locali. «Viviamo anni di sofferenze e umiliazioni – racconta uno degli organizzatori dell’iniziativa, Luigi Coppola – e solo per aver denunciato, molti di noi vivono in condizioni al limite della dignità. Questo provvedimento deve essere una priorità del Governo Renzi». Il sit-in, è stato annunciato, sarà ad oltranza. «Noi protesteremo con la compostezza e la dignità che ci ha sempre contraddistinto», concludono gli organizzatori. Non tutti i testimoni di giustizia (in Italia sono in questo momento 85) aderiscono però a questa iniziativa: l’Associazione testimoni di giustizia, di cui è presidente Ignazio Cutrò, imprenditore edile siciliano e testimone di giustizia costretto nei giorni scorsi alla chiusura della propria azienda, per esempio, non vi prenderà parte. «Il decreto attuativo sappiamo che è pronto – spiega Cutrò – manca solo la pubblicazione, dunque non ha senso protestare». Non parteciperà all’iniziativa neppure Pino Masciari, storico testimone di giustizia calabrese il cui calvario è iniziato a fine anni ’80-primi ’90. «Sono vicino alla manifestazione del 4 febbraio – spiega – ma non potrò partecipare, ho già preso impegni a Oppido Mamertina (Rc) dove mi attendono 500 giovani con i quali, come faccio sempre, parlerò di lotta alle mafie. Sono vicino alle persone che hanno denunciato come me, »testimoni a perdere« siamo stati giustamente definiti. Denunciamo per senso dello Stato ma le istituzioni non ci sono vicine. Dopo tanti anni ci si ritrova senza lavoro e spesso senza famiglia. Io la mia azienda l’ho persa 20 anni fa ed era florida, con 25 miliardi di appalti: ho perso un impero. Lo Stato – denuncia Masciari – non ha mai dichiarato veramente guerra alla mafie e alla ‘ndrangheta, c’è l’azione di singole persone, ma ovviamente non basta. Ci vuole la volontà del Governo e del Parlamento: finora lo Stato si è mostrato incapace e impacciato, né dal ministero dell’Interno sono arrivate le risposte che dovevano arrivare. Lo Stato ci ha ignorato, è indifferente. Noi testimoni di giustizia dovremmo essere dei gioielli per lo Stato, che avrebbe dovuto coccolarci. Io, dopo 20 anni, sono ancora un esiliato». E mentre è di queste ore la notizia che un altro imprenditore ha denunciato una estorsione a Cosenza, facendo arrestare i presunti responsabili, il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico, annuncia all’ANSA l’arrivo di importanti novità per i testimoni di giustizia. «Non si dica che lo Stato non ha fatto nulla per i testimoni di giustizia: molti di loro hanno ricevuto la capitalizzazione», ovvero i fondi necessari per il loro reinserimento sociale e lavorativo, fa sapere Bubbico, che aggiunge: «Una una Commissione di esperti sta concludendo il proprio lavoro e sta studiando e mettendo a punto una riforma con modalità alternative» per il mantenimento dei testimoni. «Vogliamo mettere a punto un disegno di legge – salvo che non si riesca ad agire con decreto ministeriale – per modificare il sistema degli aiuti». Il Viminale penserebbe ad un vitalizio per i testimoni. È anche in dirittura d’arrivo la pubblicazione del decreto per il lavoro ai testimoni nella P.a. «ma purtroppo, anche pubblicato, non diventa automatica l’assunzione da parte della Pa», ammette Bubbico. Non concorda sulla misura del vitalizio Davide Mattiello, deputato dem che il commissione Antimafia coordina il V gruppo di lavoro su testimoni e collaboratori di giustizia. «Riconosco al viceministro Bubbico l’onestà intellettuale: il vitalizio per alcuni testimoni, può essere l’unica soluzione, ma è certamente la certificazione del fallimento. Lo Stato deve garantire a chi denuncia la possibilità ad avere una vita normale, autonoma, libera, un lavoro dignitoso; questo è lo spirito della legge. Il vitalizio, al posto della cosiddetta capitalizzazione, è invece la certificazione del fallimento, una sorta di pensione di Stato, un incubo da cui stare lontani».

Ti potrebbero interessare anche:

Un candidato al Quirinale? Ce l'ho pronto, si chiama Dario Fo
IL PUNTO/ La Santanchè non molla e il cavaliere la blinda: rispettare i patti
Grillo mette i deputati alla gogna, sul web minacce ai politici
Berlusconi: garantiremo alle casalinghe una pensione di mille euro
DIETRO I FATTI/ Quello scheletro nell'armadio di Matteo
EDITORIA/ Ezio Mauro lascia la direzione di Repubblica. Arriva Mario Calabresi



wordpress stat