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La sinistra italiana spera in Tsipras, è un’occasione

Una opportunità, una «enorme opportunità». Domani l’Italia, Renzi soprattutto, potrebbe avere la «grande occasione» di «mostrare coraggio», di «rompere il muro dell’ignavia dei governanti» e mettere così «nell’angolo Angela Merkel». Non è un incontro qualunque, per la sinistra italiana, quello tra il neo premier greco Alexis Tsipras e il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Non lo è affatto. Per una ragione ben precisa. Perchè la sinistra italiana, da Renzi, si aspetta questo: un appoggio, serio e vero, alle proposte di Tsipras. Perchè così, soprattutto così, «dimostrerà con i fatti e non con le chiacchiere di essere contro le politiche dell’austerity». Da Sel a Rifondazione alla minoranza Pd, nessuno domani incontrerà Tsipras, «è un premier, ormai, e domani sarà un incontro da premier». Ma un messaggio, anzi più di uno, al presidente del Consiglio di casa nostra, lo mandano eccome. Nichi Vendola, leader di Sel, parte da un punto chiaro: «Il nostro premier Matteo Renzi durante il semestre italiano di guida dell’Unione Europea non ha provato a contestare in radice quelle politiche che impoveriscono tanta parte dell’Europa meridionale che mettono in crisi il progetto medesimo di unificazione del vecchio continente». Ecco perchè domani potrebbe essere una occasione. «Credo che Tsipras abbia bisogno di alleati in Europa e Renzi abbia l’occasione per trovare un alleato serio dal punto di vista della contestazione della egemonia della signora Merkel – aggiunge – Per questo occorre cambiare verso all’Europa e Tsipras è questa possibilità concreta. Speriamo che il nostro premier e il nostro Governo sappiano cogliere l’occasione». Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea avverte: «Guardate che in Grecia stanno messi peggio di noi ma stiamo sulla stessa strada. E noi che facciamo? Continuiamo a pagare con denaro pubblico interessi di speculatori usurai». Anche Ferrero se la prende con Renzi che «litiga con la Merkel solo a chiacchiere» e spera che «grazie a Tsipras, anche quelli che non hanno il coraggio di rompere il muro dell’ignavia dei governanti, lo trovino e mettano la Merkel in minoranza». Ferrero due idee da proporre a Renzi ce le ha: «Togliere la firma al Fiscal compact e fare un piano di un milione di posti di lavoro in settori di pubblica utilità. Dove si prendono i soldi? Dall’avanzo primario dello Stato». L’esponente della minoranza Dem, Stefano Fassina, prima ancora che Tsipras diventasse premier, in Grecia è andato, anche con Civati, per manifestare sostegno e per incontrare opinioni con diversi esponenti di Syriza. «Bisognerebbe capire che la Grecia ha, in forma più acuta, i problemi sistemici che riguardano tutti i paese europei», premette. A Matteo Renzi, Fassina si rivolge con una lettera aperta, scritta con Alfredo D’Attorre: bisogna «correggere una rotta che altrimenti porta al naufragio». «Riteniamo decisivo raccogliere e sostenere le proposte del governo greco – scrivono – per fare un’operazione verità a Bruxelles; per archiviare la stagione della Troika; per una conferenza europea sul debito pubblico che alleggerisca la zavorra su una ripresa altrimenti impossibile; per rivedere l’agenda delle riforme strutturali; per aprire una stagione di politica economica orientata al sostegno alla domanda aggregata». C’è, poi, la questione, pesante, del debito. «Auspichiamo che il governo italiano sostenga la richiesta di Atene di ristrutturazione del debito e di riduzione degli insostenibili obiettivi di avanzo primario previsti nel memorandum della Troika», dicono Fassina e D’Attorre. E su tutto, a Renzi chiedono questo: «Non lasciamo solo Tsipras, su debito e riforma dell’Euro».

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