| categoria: Il Commento

Mattarella, nulla di nuovo sotto il sole

di Maurizio Del Maschio
Tanto tuonò (il Segretario del PD) che piovve (un copioso numero di voti a favore del suo imposto
candidato: 665). Indubbiamente è stato un colpo da maestro di Matteo Renzi che, con questa
proposta, si è assicurato il momentaneo compattamento di gran parte della sinistra. Ma un conto è
l’elezione del Presidente della Repubblica, un conto è l’attività di governo e un conto sono le riforme
costituzionali. Renzi sa che non può fare tutto disponendo di una maggioranza omogenea e
compatta. Perciò, da abile discepolo del suo concittadino Niccolò Machiavelli, si barcamena
giocando su tre tavoli, con un equilibrismo, finora dimostratosi efficace, da far invidia a quel sagace
giocatore che fu Giacomo Casanova.
Ma andiamo con ordine. Chi sperava che la casta politica fosse matura per voltare pagina, che ci
fosse una svolta verso una candidatura davvero neutrale e super partes, è rimasto certamente
deluso. Dopo la lunga permanenza al Quirinale di Giorgio Napolitano (per gli ultimi 21 mesi in
odore di illegittimità in quanto la Costituzione fissa il mandato presidenziale in 7 anni – durata di
per sé straordinaria ed eccezionale negli ordinamenti delle democrazie occidentali – e non prevede
la rieleggibilità), ecco arrivare l’auspicata successione. Napolitano è stato uomo imparziale,
moderato e saggio nelle parole ma parziale, eccessivo e invadente nei fatti. La sinistra l’ha
acclamato quale impeccabile garante della Costituzione e qualificato come “un grande Presidente”
dal momento che gli deve molta gratitudine. Ma ora ecco arrivare il cambio al vertice dello Stato.
Le premesse non erano rosee, ma per ricompattare il suo partito e non solo, Renzi ha fatto uscire
l’asso dalla manica: Sergio Mattarella, politico consumato, fino a ieri giudice della Corte
Costituzionale, che ha fatto sobbalzare di gioia la sua compagna di partito Rosy Bindi.
Democristiano di provata fede, appartenente ad una dinastia di “morotei” (come il padre Bernardo e
il fratello Piersanti), Mattarella non ha mai nascosto la sua avversione per il leader di Forza Italia e
per il movimento da lui fondato, alla cui adesione al Partito Popolare Europeo si è sempre
dichiarato contrario giungendo a definirla un “incubo irrazionale”.
Dopo la sua elezione a Presidente della Repubblica, muterà atteggiamento? Si sfilerà dall’agone
politico? Si eleverà al di sopra delle parti operando in assoluta neutralità? Sono queste le domande
di molti che auspicano un mutamento di atteggiamento. Peraltro, l’esultanza della sinistra non è
senza fondamento. Altro che Seconda Repubblica: noi siamo sempre nella prima rabberciata e la
casta non ha alcuna intenzione di abbandonare questo assetto che le fa tanto comodo. Di ciò sarà
opportuno fare in seguito delle riflessioni puntuali, dal momento che queste sospirate riforme
costituzionali ancora non vengono alla luce.
Mattarella è espressione dell’ancien régime, è figlio della costituente compromissoria del 1948 e
gendarme di quella Costituzione che a parole i partiti dicono di voler riformare, ma in pratica
cercano di farlo senza stravolgere l’assetto che garantisce loro l’effettivo esercizio del potere
sovrano. Basta vedere come è avvenuta l’ultima elezione del Capo dello Stato (allo stesso modo
delle precedenti): le segreterie dei partiti propongono le candidature, patteggiano e i cosiddetti
“grandi elettori” eseguono e guai a loro se non lo fanno, perché corrono rischi sanzionatori che
possono arrivare pure all’esclusione dall’assegnazione di incarichi e dalle competizioni elettorali
successive. Si usano pure trucchi come l’imposizione di una modalità di voto per controllare la
disciplina di schieramento.
Questo è il modo in cui la casta partitica che esercita il potere intende la democrazia. In ogni caso, il
popolo (in teoria sovrano) non ha alcuna voce in capitolo, deve essere passivo spettatore di questa
rappresentazione teatrale ottocentesca. Per non parlare degli emolumenti che i politici e i boiardi di
Stato percepiscono per svolgere i loro incarichi. Lì, oltreché nella corruzione dilagante, si annida la
vera “questione morale”. La riduzione degli emolumenti e l’abolizione dei privilegi, in taluni casi
scandalosi, non è motivata dall’urgenza di risanare il bilancio pubblico a cui contribuirebbe
marginalmente, ma dalla necessità di ridurre la forbice tra i ricchi che si arricchiscono sempre più
con il pubblico denaro e i poveri che si impoveriscono sempre più. Questa non è una proposta
demagogica e populista, ma è un atto di giustizia, equità e buon senso.
In tutta la kermesse che ha preceduto, accompagnato e seguirà l’elezione del Presidente della
Repubblica, al quale, non va dimenticato, la Costituzione assegnerebbe compiti poco più che
notarili a dispetto della metamorfosi intervenuta negli ultimi decenni, nessuno ha prospettato di
attribuire al popolo sovrano il diritto di eleggere alla suprema magistratura la personalità che
maggiormente gli aggrada. È facile comprenderne il motivo. Alla casta fa troppo comodo misurarsi
per sbranare la preda, per accaparrarsi questa o quella poltrona lautamente remunerata. Ora la
sinistra può tirare un sospiro di sollievo, perché ha fatto l’en plein: uno di suoi siederà al vertice
dello Stato. Ma, passata l’eccitazione emotiva, si ritorna al feriale, alle consuete contrapposizioni,
come ha detto Giuseppe Civati: “Ho sempre detto che sulla scelta del Capo dello Stato non ci
devono essere divisioni di partito ma deve essere condivisa. Poi Mattarella non riunifica nulla, non
è che Renzi ci ha detto di votarlo così si torna al Mattarellum. Sul piano delle scelte politiche le
divisioni restano”. Complimenti! Ecco il nuovo che avanza…

Ti potrebbero interessare anche:

Piccoli Berlusconi cadono, la lezione di Latina
La politica dei saltimbanchi
Il ritorno del "vero" Renzi
LO IUS SOLI E LA TUTELA DEGLI ITALIANI
Il premier con il ciuffo, un uomo solo a Palazzo Chigi
Perché al Dap si continua a sbagliare direzione. A chi fa gioco?



wordpress stat