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BANCHE/ Popolari per un confronto sul decreto propongono alternative

Quello di stasera è un comunicato scritto in punta di diritto, più misurato rispetto al primo, che era stato elaborato sull’onda dello shock per l’annuncio del tanto contestato decreto sulle popolari. La posizione di Assopopolari, in vista dei vicini passaggi parlamentari prima della conversione in legge del dl, è ora più costruttiva e mette sul tavolo ‘due alternative’, non nascondendo la possibilità di azioni giuridiche contro la presunta illegittimità costituzionale del decreto legge. L’associazione si dice «disponibile a un confronto con il Governo» per una soluzione condivisa e, dopo la relazione oggi in cda della commissione tecnica sul progetto di autoriforma – che era stato avviato prima del decreto – apre alla possibilità di una «ponderazione del voto di capitale». Nel dettaglio, le «diverse alternative» sono, in primo luogo, quella popolare ibrida che si stava studiando prima del decreto e che prevederebbe una «più significativa apertura al capitale nella formazione degli organi di governo della popolare cooperativa». Oppure, contestuale alla «forzosa conversione in spa» – una possibilità che i banchieri ritengono «non scevra di dubbi di legittimità costituzionale» – l’ipotesi di una ponderazione del voto di capitale che preveda un «particolare favore» – potrebbe essere voto multiplo o un tetto al possesso azionario o al diritto di voto – ai soci «con possesso azionario limitato/durevole».
Considerazioni di tipo più politico si trovano anche nella prima parte del comunicato: qui Assopopolari «smonta» prese di posizioni del Governo sul comparto cooperativo. Intanto, «la patrimonializzazione delle popolari coinvolte dal decreto è adeguata, come testimoniato dall’avvenuto superamento dei recenti test Bce». In più, la dimensione dell’attivo «non è incompatibile con la mutualità, come è dimostrato dalla presenza sui mercati internazionali di Banche cooperative con attivi abbondantemente superiori ai 1.000 miliardi». Per i prossimi giorni, almeno prima dell’audizione di Caselli, non sarebbero previsti altri incontri dei vertici delle popolari. Vertici che, stando a quanto riferito oggi da Gianni Zonin (Bpvi), non sarebbero divisi ma «sempre d’accordo» sulle azioni da intraprendere.
(AdnKronos) – Certo è che, al di là dell’orientamento dell’associazione, decisa a «riformare e non cancellare», la questione adesso si sposta su un piano squisitamente politico. Come annunciato dallo stesso Piero Giarda, presidente del Cds di Banca popolare di Milano, il presidente di Assopopolari e di Bper, Ettore Caselli, sarà giovedì prossimo a Roma dove, durante un’audizione parlamentare in Commissione attività produttive, «presenterà le proposte alla luce della discussione tenutasi oggi in cda». È questo il mandato che il board dell’associazione ha conferito a Caselli, senza quindi produrre un documento preciso di autoriforma da portare in Parlamento. «La relazione di Marchetti va metabolizzata», ha sottolineato sempre Giarda, suggerendo che per «una varietà di ipotesi» con cui arrivare a una soluzione condivisa potrebbe esserci bisogno di tempo. Anche Giovanni De Censi, presidente di Credito Valtellinese e Icbpi, dà al Parlamento un ruolo chiave. Al termine del cda, a chi gli chiedeva delle indiscrezioni di stampa sulle ipotesi per ‘ammorbidire’ il decreto del Governo, «sono cose – ha risposto – che dovranno valutare i parlamentari, non noi. È il Parlamento che fa le leggi. Sono i parlamentari che devono difendere la cooperazione».

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