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La rabbia del mondo arabo contro l’Isis: “Terroristi che vanno crocifissi”

Il mondo arabo insorge indignato contro la barbara uccisione del pilota giordano prigioniero dell’Is. La reazione più dura è arrivata naturalmente da Amman. Il portavoce del governo ha annunciato che “la Giordania farà tremare la terra” sotto lo Stato Islamico. Appresa la notizia, Re Abdallah di Giordania ha interrotto la sua visita negli Stati Uniti ed è tornato nella capitale. All’alba, come prima conseguenza, è stata inoltre impiccata Sajida al-Rishawi, la terrorista irachena di cui l’Is aveva chiesto la liberazione come contropartita per il rilascio del militare prigioniero e del giornalista nipponico poi ucciso. Oltre ad al-Rishawi, nel carcere di Swaqa, nel sud del paese, è stato impiccato anche un altro detenuto, Ziad al-Karbouli, esponente iracheno di al-Qaeda e collaboratore stretto di Abu Musad al-Zarqawi, catturato nel 2006.

Prima del precipitoso rientro, Re Abdallah aveva avuto comunque modo di chiudere un nuovo accordo di cooperazione militare con gli Stati Uniti. La Giordania riceverà un miliardo di dollari all’anno per i prossimi tre anni (prima erano 660milioni all’anno per un quinquennio). Secondo fonti dell’amministrazione Usa, Washington conta che la barbara uccisione del pilota rafforzi la posizione della Giordania all’interno della coalizione internazionale che sta ‘martellando’ le postazioni del Califfato. A invocare la collaborazione di Amman è stata ieri anche la Siria, che secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa statale Sana, ha chiesto alla Giordania di collaborare nella lotta contro lo Stato islamico e contro al-Qaeda. Dall’Iraq il primo ministro Haidar al Abadi ha inviato un messaggio di condoglianze al re giordano Abdallah. Come risposta, ha affermato Abadi, occorre lanciare ancor più “duri raid contro il gruppo terrorista”.

Rappresaglie ancora più dure vengono invocate anche dall’Università di Al-Azhar al Cairo, il più prestigioso centro d’insegnamento dell’Islam sunnita. In una durissima nota diffusa dopo il video in cui Maaz al-Kassasbeh veniva bruciato vivo, l’autorità religiosa ha chiesto “l’uccisione, la crocifissione e la mutilazione dei terroristi dell’Isis”.

Dall’Italia, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni avverte: “Alla barbarie del terrorismo contrapponiamo la nostra forza. Massimo impegno per la sicurezza, niente cedimenti sulle libertà”.

Dure condanne arrivano anche dall’ Iran e dalla Lega Araba. Le raccapriccianti immagini della morte del pilota giordano Muath al-Kasaesbeh, bruciato vivo dai jihadisti dello Stato islamico (Is), “ci riporta indietro al Medioevo”, ha affermato il segretario generale della Lega Nabil al-Arabi.

In risposta alla morte del giornalista giapponese catturato dall’Is, Tokyo sta pensando intanto a rivedere la sua costituzione pacifista. Il premier Shinzo Abe ha annunciato che l’articolo 9, che limita fortemente la possibilità del Giappone di utilizzare forze militari, verrà emendato per permettere la protezione delle vite e delle proprietà di cittadini giapponesi anche all’estero

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