| categoria: Roma e Lazio

L’OPINIONE/ Farmacap, attenti a non regalare ai privati asset strategici del Comune di Roma

di Sandro Gugliotta
Il quadro impietuoso che Sergio Rizzo dipinge, sul Corriere della Sera di lunedì 2 febbraio, sui servizi pubblici a Roma o meglio sulla galassia delle società partecipate di Roma capitale è ampiamente condivisibile. Infiniti gli sprechi, gli accordi sindacali dubbi, le clientele, ma occorre ricordare che in alcune delle più grandi società partecipate dell’Amministrazione capitolina il male più grosso è costituito dalla cattiva gestione. In particolare il riferimento è a due aziende che pure Rizzo cita nel suo pezzo. Parliamo di Adir e di Farmacap, asset strategici per il Comune di Roma. Se indubbiamente il rischio di appetiti clientelari è forte dinanzi alle società più grandi che spostano ingenti somme di denaro, per alcune di esse si può leggere dall’analisi dei bilanci e delle politiche aziendali una conclamata incapacità di saperle o volerle guidare secondo i criteri di una corretta gestione manageriale.

L’evidenziazione di tale aspetto, che ai più sembrerà banale e scontato, in realtà ci restituisce una visione del problema più ampia che ci permette di ipotizzare scenari futuri, per alcune di queste aziende, che nulla hanno a che vedere con i progetti di vendita privatizzazione e dismissioni di cui parla Rizzo, previsti peraltro nella proposta di bilancio per il 2015 dalla giunta Marino.

Il caso Farmacap e Adir ne sono l’esempio più lampante. Ma andiamo con ordine. Farmacap, 44 farmacie comunali e circa 370 dipendenti. Per il commissario straordinario di Farmacap, Francesco Alvaro l’idea che il futuro della Farmacap passi tramite una trasformazione in Spa serve perche’ l’attuale impianto industriale non consente sostenibilita’. La tasformazione in ‘Spa’ non sarebbe uno strumento per andare ai privati ma un modo per ridare un ruolo centrale al pubblico, un ruolo anche di mercato. Senza la trasformazione in Spa, secondo Alvaro, non ci sarebbero le condizioni per dare valore all’ azienda. In verità sarebbe da chiedersi a chi si intenda veramente dare valore.

Un approccio sensato e lungimirante al problema imporrebbe di studiare i motivi e le cause che hanno portato la società Farmacap ad accumulare un debito di 15 milioni di euro, anche perché l’Amministrazione negli anni ha investito ingenti risorse che ora costituiscono il patrimonio mobile ed immobile della azienda.

Certo è che il caso Farmacap rappresenta (e qui siamo d’accordo con Sergio Rizzo), l’unico caso al mondo in cui l’attività di farmacie (su tutto il territorio della città) non porti alcun profitto anzi addirittura sia in perdita. Ed è veramente difficile credere che sia effettivamente cosi, se solo si considera l’enorme potenziale di risorse umane ed anche economico di cui può disporre l’amministrazione rispetto ai privati. Eppure su Roma, le farmacie private, semplici società a responsabilità limitata fatturano milioni di euro all’anno.

Ed allora, cosi come anche più volte evidenziato con forza dal M5S in aula, non è difficile pensare che basterebbe un intervento dell’Amministrazione che sia capace di dotarsi di un organigramma formato da manager con consolidata esperienza nel settore e, dove sia possibile, utilizzare al massimo l’esperienza dei dipendenti e di coloro che hanno maturato esperienze pluriennali all’interno dell’azienda, per dare valore alla stessa e puntare ad un vero progetto di rilancio pubblico che possa prevedere la trasformazione di Farmacap in ente fornitore realizzando un sistema integrato di presidi socio sanitari territoriali.

Occorre inoltre ribadire che una società pubblica al 100%, può essere ritenuta efficiente non solo se ottiene utili ma anche se riesce a conseguire il pareggio di bilancio. Poichè la priorità è il servizio pubblico che fornisce e non il profitto. Oltre naturalmente al fatto che si valorizzerebbero tutti gli investimenti che negli anni l’Amministrazione ha fatto.

Passiamo ad analizzare le Assicurazioni di Roma. Si tratta di una società che da 16 anni porta utili all’amministrazione e che rappresenta un asset fondamentale per il Comune di Roma considerando i servizi che offre ai dipendenti oltre che a tutti i cittadini romani. La società ha una riserva di oltre 300 milioni di euro, accantonamenti, previsti dalla legge, necessari alla liquidazione dei sinistri e per le cause già incardinate.

Proprio sulla presenza nelle casse della società di tali accantonamenti si concentrano le perplessità di chi fatica a comprendere le ragioni della decisione di cedere anche questa azienda. Che si voglia fare cassa con le riserve strutturali della società? E’ la domanda che anche qui il M5S si è posto ed ha esternato con più forza rispetto alle altre forze politiche in consiglio anche quelle di maggioranza, più timide come Sel.

Come nel caso di Farmacap, anziché attivare seri processi di risanamento, la dismissione e la trasformazione in società per azioni potrebbe sembrare più un enorme favore ai privati, come per esempio una cordata di broker assicurativi molto interessati all’operazione, imputando la scelta alla scusa della scarsa efficienza.

In realtà stiamo parlando di una società che non ha perdite pertanto in perfetta efficienza economico finanziaria anzi per il 2014 ha registrato un utile di 22 milioni di euro al netto delle imposte. Anche i crediti vantati da Adir nei confronti dei soci azionisti in particolare Atac che nel 2013 ha pagato in ritardo le polizze con un debito di oltre 50 milioni, sono sotto controllo poichè nel 2014 è stato firmato un piano di rientro che sta procedendo secondo gli accordi.

In presenza di un piano industriale e di un serio progetto di autoriforma si potrebbero sfruttare a pieno le alte potenzialità di produrre utili tipiche del settore. Per esempio ampliare notevolmente l’attività assicurativa attraverso lo sviluppo di nuovi prodotti di rischio, al fine di aumentare il valore del capitale investito dai soci pubblici. Senza dimenticare un potenziale portafoglio clienti costituito dai circa 60 mila dipendenti che lavorano direttamente o indirettamente per l’Amministrazione capitolina. Ad oggi, inoltre, non si rileva quali siano i benefici in termini di risparmio, da tale operazione, ma anzi emergono agli occhi di attenti osservatori invece i rischi di notevole aumento dei costi correlati alla procedura di liquidazione.

Peraltro tale indirizzo, favorevole alla valorizzazione, era stato espresso dallo stesso Sindaco Marino intervenuto meno di un anno fa il 20 febbraio 2014 alla conferenza di produzione di Adir organizzata da una sigla sindacale, in cui dichiarava che le Assicurazioni di Roma erano un risparmio per il comune ed auspicava una partecipazione allargata ad altri enti pubblici. Perché oggi il sindaco ha cambiato idea su Adir?

Dunque per tornare al quadro impietuoso descritto da Rizzo sul Corriere della Sera: il tema caldo è costituito dal provvedimento inserito dall’assessore Scozzese nella proposta di bilancio 2015, che prevede la liquidazione delle società partecipate non ritenute strategiche per l’amministrazione tra cui però in una sorta di calderone finiscono indistintamente anche quelle aziende che ad una attenta analisi hanno tutte le potenzialità per raggiungere dei numeri e dei fondamentali eccellenti. A beneficio delle casse di Roma capitale e soprattutto dei cittadini romani.

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