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Tangente per appalto case popolari”, in manette il sindaco di Gioia del Colle


“Tangente di 100mila euro per appalto case popolari”, maxi retata a Gioia del Colle: in manette anche il sindaco.Avrebbe pilotato appalti comunali in favore di un imprenditore locale, con la complicità dell’ex vicesindaco e di altri funzionari, in cambio della promessa di una tangente di 100.000 euro. Si è conclusa con l’arresto del sindaco di Gioia del Colle, Sergio Povia, centrosinistra, e di altre 8 persone un’inchiesta della guardia di finanza che ha portato all’arrestato di nove persone, soprattutto amministratori pubblici.

I finanzieri della tenenza di Gioia del Colle all’alba di oggi hanno portato in carcere il primo cittadino, l’ex vicesindaco Francesco Paolo Ventaglini (già arrestato nel giugno 2013 per fatti analoghi) e l’imprenditore da loro agevolato, Antonio Posa, titolare della Ap immobiliare srl. Altre sei persone, tra le quali funzionari comunali complici nell’affare, sono agli arresti domiciliari. Si tratta del responsabile dell’ufficio urbanistica comunale Nicola Laruccia, il responsabile dell’ufficio tecnico comunale Rocco Plantamura, la dipendente dell’ufficio urbanistico Rosa Sedora Celiberti, i professionisti pugliesi Vito Antonio Martinelli e Nicola Bruno e l’architetto salernitano Nicola Manzo.
I reati contestati a vario titolo sono di corruzione, turbata libertà degli incanti e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Secondo l’accusa, gli amministratori dietro la promessa della tangente, avrebbero creato le condizioni affinché Posa partecipasse e si aggiudicasse la gara pubblica per la realizzazione di numerosi alloggi da destinare a edilizia popolare, nel quadro di un programma di ‘social housing’.

L’accordo corruttivo – secondo la pubblica accusa – coinvolge Posa, il sindaco Povia, l’ex vicesindaco, Nicola Laruccia – ingegnere responsabile del settore urbanistico – e Rocco Plantamura, responsabile dell’Ufficio tecnico comunale. Gli indagati avrebbero tenuto una “molteplicità di condotte collusive che interessavano sia la fase concernente la pubblicazione del bando di gara, predisposto dai funzionari comunali seguendo le direttive indicate da Posa e contenute in elaborati tecnici redatti da professionisti di sua fiducia (Vito Antonio Martielli e Nicola Bruno), sia la fase successiva connessa all’espletamento della gara”.

“E’ stato accertato inoltre che, oltre alla nomina di una commissione di gara composta da persone – tra i quali gli stessi Laruccia e Plantamura – che avevano intrattenuto rapporti illeciti con Posa, all’imprenditore – secondo la procura – venivano costantemente fornite indicazioni in merito alle modalità di redazione del progetto da predisporre per partecipare alla gara e al contenuto delle offerte presentate dalle imprese concorrenti”.

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