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Epilessia, prima giornata mondiale

Dalla Spagna al Brasile passando per l’Italia domani riflettori accesi sull’epilessia, in occasione della prima giornata internazionale promossa dall’IBE (International Bureau of Epilespy) e dalla ILAE (International League Against Epilepsy), in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Obiettivo principale abbattere il muro del silenzio e quello delle paure irragionevoli, che portano ancora oggi a pensare che per tutte le persone con questa malattia, una patologia neurologica che si esprime in forme molto diverse tra loro e di cui soffre in media una persona su 100 (circa 6 milioni in Europa e 500.000 in Italia), sia impossibile condurre una vita normale e che all’insorgere dei disturbi sia associato inesorabilmente un declino cognitivo. In Spagna, a Valencia, la musica di due artisti emergenti, Juli Dolado e Sewn, accompagnerà, il 15 febbraio, una raccolta fondi, mentre in Brasile un grande evento che si terrà a San Paolo vedrà coinvolte le persone con epilessia e le loro famiglie. Nella sede del Parlamento Europeo a Strasburgo una mostra racconterà le storie di persone con epilessia, mentre l’ Italia attraverso la sua Fondazione la Lice (Lega italiana contro l’epilessia), società scientifica che riunisce i medici epilettologi, ha lanciato la campagna «La mia epilessia, il mio video», per raccogliere le video testimonianze. «Sarà un’occasione per rimettere al centro una corretta informazione su questa malattia, un momento per parlare di inclusione, soprattutto scolastica e lavorativa, e per focalizzare l’attenzione anche su possibili soluzioni di vita adulta indipendente» spiega Rosa Cervellione, presidente della Federazione Italiana Epilessie (Fie), che promuove i diritti delle persone con epilessia e delle loro famiglie. «Rompere il muro del silenzio e’ importante anche per dare coraggio ad altri che devono confrontarsi con la malattia» aggiunge Cervellione, ricordando che in molti casi condurre una vita quasi normale e’ possibile. «In due terzi dei casi si riesce a tenere a bada le crisi epilettiche con la terapia farmacologica» conferma infatti Giuseppe Capovilla, presidente della Lice e direttore di un centro per l’epilessia a Mantova. «Sono stati fatti progressi anche nella diagnostica – aggiunge- stiamo individuando geni alla base di alcune forme di epilessia e con le nuove tecniche di risonanza e’ possibile ora individuare anche cause cerebrali, piccole lesioni che sfuggivano alle tecniche più vecchie e sulle quali molte volte si può intervenire con la chirurgia dell’epilessia, che conta in Italia una decina di centri, il più importante dei quali e’ al Niguarda di Milano». «Ci sono delle forme resistenti ai farmaci e alla chirurgia, ma nel complesso curarsi in maniera adeguata è la cosa più importante – conclude – per i pazienti pediatrici, in particolare, la presa in carico deve essere globale, a 360 gradi».

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