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La guerra di Tsipras alla Troika contagia il “compagno” Schulz, presidente dell’Europarlamento

Schultz, presidente dell'Europarlamento

di Enzo Piergianni
BERLINO – A forza di alzare la voce, Alexis Tsipras ha convinto il tedesco Martin Schulz a fare marcia indietro sulla obbligatorietà della Troika. Il che non è poco in vista della riunione dell’Eurogruppo in calendario l’11 febbraio. Il dietrofront è il punto nevralgico dell’intervista del presidente del Parlamento Europeo pubblicata ieri a tutta pagina dal giornale berlinese “Tagesspiegel”.
“Il Parlamento Europeo si è pronunciato a grande maggioranza contro la costruzione della Troika – risponde Schulz alla domanda se non sia stato un errore mettere in campo lo strumento di FMI, UE e BCE – Noi diciamo che la Troika ha bisogno di una più grande legittimazione democratica su quello che fa. La sua azione deve essere più trasparente e vidimata dal Parlamento Europeo”.

Neanche dieci giorni fa, uscendo dal suo faccia a faccia con Tsipras ad Atene, Schulz non aveva nascosto tutta la sua contrarietà al programma anti-Troika del nuovo capo del governo greco. “Tsipras si sbaglia se crede che può mandare a casa la Troika e che gli europei lo finanzieranno nonostante le sue promesse elettorali – aveva dichiarato Schulz intervistato da Die Welt – Per questo gli ho dato il consiglio di non mettere in discussione o di non revocare unilateralmente le regole fissate con i creditori”.

Adesso, nell’ultima intervista ad un giornale tedesco, Martin Schulz, che è anche plenipotenziario in Europa del partito socialdemocratico (Spd), si spinge ad evocare la soppressione della Troika per rimpiazzarla con nuovi meccanismi nazionali di controllo. “I governi devono appropriarsi maggiormente degli accordi che sottoscrivono con i partner dell’Unione Europea e il controllo sull’attuazione delle riforme concordate può avvenire anche in altre forme – è l’opinione di Schulz sul futuro della vigilanza europea – Il governo del singolo paese può agire anche da solo e comunicare i risultati ai partner della UE e al Fondo monetario. Ora però si tratta di rispettare i trattati e di erogare gli aiuti”.

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