| categoria: economia

Atene: piano con la mediazione Ocse per convincere la Ue. Berlino frena

Si avvicina il momento della verità per Atene, l’Eurogruppo di domani dal quale dovrà uscire un accordo (o almeno un avvicinamento) con l’Unione europea, e il governo ellenico prepara per il summit un pacchetto di quattro punti per raggiungere un’intesa con i partner. Il piano comprende, secondo la ricostruzione di Ekathimerini, un programma-ponte da oggi sino alla fine di agosto, non più sino alla fine di maggio, per poi partire dal settembre prossimo con il “New Deal” auspicato da Atene, che sostituisca l’attuale piano di austerità e finanziamenti sottoscritto con la Troika.

La Commissione Ue fa sapere di aver finora avuto “scambi intensi” con Tsipras e le autorità greche, ma “non sono stati fruttuosi finora”. Le aspettative di Bruxelles per un accordo “finale” all’Eurogruppo di domani o al vertice di giovedí sono “molto basse”. Al di là delle comunicazioni ufficiali, però, nel corso della giornata si diffonde la notizia che la Commissione intenderebbe proporre ad Atene un’estensione di sei mesi dei debiti in scadenza, in modo da dare respiro alla Grecia fino a settembre, quando il governo Tsipras dovrebbe far partire il pacchetto di riforme elaborato insieme all’Ocse. Lo spiraglio aperto ha infiammato i mercati, con Atene che ha chiuso in rialzo dell’8%, ma presto è arrivata la smentita della notizia da parte di Berlino: “Sono sbagliate le notizie secondo le quali la Grecia potrebbe avere altri sei mesi per rinegoziare il debito”, ha detto il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble al G20 di Istanbul. “Non avremo un nuovo programma domani”, il suo convincimento.

Insomma, la questione è sempre quella: per Berlino, ha modo di spiegare il numero uno della Buba, Jens Weidmann, il piano di salvataggio della Troika “è la base per ripristinare la deroga sui titoli di Stato” spazzatura della Grecia e permettere così alla Bce (che li ha sospesi) di poterli accettare nuovamente come garanzia ai finanziamenti delle banche greche. Dal quadro del memorandum non si può uscire, mentre Tsipras vorrebbe fare il contrario.

Dal G20 di Istanbul, intanto, il segretario al Tesoro Usa, Jack Lew, e il vicepremier turco, Ali Babacan, sono andati in pressing perché si adotti un approccio “pragmatico” e si trovi una soluzione. “Siamo all’inizio di un percorso, che alla fine penso sarà positivo”, ha detto invece il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. L’andamento dei mercati, con lo spread sotto i 130 punti base, sta a testimoniare che il rischio di contagio per l’Italia “è molto più basso” rispetto al 2011-2012, ha aggiunto tranquillizzando il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco.

Tornando alla proposta ateniese, anticipata dalla stampa greca, in essa si prevede l’abolizione di circa il 30% del memorandum e la sua sostituzione con un pacchetto di 10 riforme da preparare in collaborazione con l’Ocse il cui segretario, Angel Gurria, arriva oggi a Atene per vedere il ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, e il premier, Alexis Tsipras. Il pacchetto prevede al secondo punto una sostanziale riduzione dell’avanzo primario, dal 3% previsto dal memorandum all’1,49%; a chiudere le proposte ci sono un intervento per la situazione di povertà diffusa nel Paese e la riduzione del debito (al 180% del Pil circa) attraverso la conversione di alcuni prestiti, con meccanismi di ‘swap’. Proprio sull’entità del debito, circa 320 miliardi, si è espresso l’advisor per la ristrutturazione, la banca d’affari Lazard: secondo il capo Matthieu Pigasse una riduzione di 100 miliardi, per arrivare al 120% del Pil nell’orizzonte del 2020, è necessaria per renderlo sostenibile.

Per quanto riguarda la parte di finanziamento, il piano di Varoufakis comprende l’incasso di 1,9 miliardi di interessi che la Bce ha guadagnato sottoscrivendo i titoli greci, l’emissione di 8 miliardi di bond aggiuntivi rispetto ai limiti attualmente definiti dalla Bce, che però dovrebbe dare il suo ok. Resta poi da verificare il destino di una tranche da oltre 7 miliardi di finanziamento che potrebbe ancora essere richiamata. Nel complesso, comunque, il prestito ponte dovrebbe valere una decina di miliardi.

In attesa degli sviluppi in sede Ue, il ministro degli Esteri greco, Nikos Kotzias, è impegnato in una due giorni internazionali: oggi a Berlino e domani a Mosca per colloqui con i suoi omologhi, il tedesco Frank Walter Steinmeier e il russo Sergei Lavrov. La notizia rinnova i timori di alcuni paesi europei che Atene giochi la carta del riavvicinamento con il Cremlino nel pieno della crisi ucraina.

Le fonti di governo smentiscono che ci sia questa intenzione, e anzi parlano di mosse esterne per mettere pressione in direzione di un accordo con la Ue, ma intanto il ministro della difesa, l’esponente dei Greci Indipendenti (destra) alleati di Syriza, Panos Kammenos, minaccia: “Se la Grecia non riuscirà a raggiungere un accordo con i suoi partner europei sulla rinegoziazione del debito, si rivolgerà ad altri paesi per ottenere fondi”. In un’intervista in Tv spiega: “Quel che vogliamo è un accordo ma, se non ci sarà un accordo e vediamo che la Germania resta rigida e desidera far saltare l’Europa in aria, allora saremo obbligati a ricorrere al Piano B”. Questo “significa ottenere fondi da un’altra fonte, che potrebbe essere gli Stati Uniti, nella migliore delle ipotesi, potrebbe essere la Russia, potrebbe essere la Cina o altri paesi”.

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