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Il giallo del quadro attribuito a Leonardo sequestrato a Lugano

Si annuncia battaglia per evitare la confisca del ritratto di Isabella d’Este attribuito a Leonardo e sequestrato a Lugano nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Pesaro, secondo cui la tela sarebbe stata esportata illegalmente già una decina di anni fa, secondo fonti investigative, senza passare per l’Ufficio esportazioni. Ma il giallo s’infittisce perchè l’esperto Carlo Pedretti oggi nega l’attribuzione a Leonardo. La proprietaria, una signora 70enne di Pesaro, Emidia Cecchini, sostiene che il quadro è sempre stato in Svizzera e il suo legale, l’avv. Achille Castignani, chiederà ora al procuratore pubblico di Lugano di trattenere la tela, che altrimenti passerebbe allo Stato italiano. «Sono io la danneggiata», dice la proprietaria Emidia Cecchini, vedova di un luminare di Sanremo, due figlie, che aveva ricevuto la tela dalla madre Gina Grassi, e questa a sua volta dalla propria madre, Matilde Guerra in Grassi, residente in Svizzera, che possedeva l’opera dal 1920. Un dipinto molto amato, tanto che il padre di Emidia, detta ‘Bibì, ne aveva fatto fare una copia, da tenere nella casa di Pesaro, dove la Cecchini vive alternando lunghi periodi di permanenza in Svizzera e a Montecarlo. Ma Carlo Pedretti, a lungo direttore del Centro di Studi Leonardeschi dell’Università di California, nega in una intervista all’Ap di aver autenticato il quadro come opera del maestro da Vinci«. Non ho mai attribuito quell’opera a Leonardo», ha detto l’esperto. Le autorità italiane, annunciando il sequestro del quadro, avevano affermato che Pedretti l’aveva autenticato, affermazione riportata nel 2013 anche da una rivista italiana. «Io ho detto solo che meritava ulteriori studi», ha aggiunto lo studioso spiegando di aver visionato il quadro dopo esser stato contattato da un avvocato che ne rappresentava i proprietari. Nella lettera che indicava «gli elementi promettenti», Pedretti aveva puntato sul trattamento del volto della nobildonna raffigurata: si tratterebbe di Isabella d’Este. «Ma è sbagliato dire che ho riconosciuto il lavoro. L’ho riconosciuto, da studioso, come un lavoro importante per lo studio di Leonardo». Sempre con l’Ap Pedretti si è detto convinto che il quadro sia antico e probabilmente dell’epoca di Leonardo con alcuni particolari come una fronda di palma e la ruota chiaramente aggiunti molto più tardi, adornando i soggetto con i simboli di Santa Caterina. Lo studioso non ha escluso che Leonardo possa aver contribuito al ritratto ma aggiunto che, anche se questo fosse il caso, quasi certamente sarebbe stato finito da uno studente: «Leonardo era interessato alle sue ricerche personali e agli studi di meccanica e di fisica. Non aveva tempo di fermarsi su un quadro». Intanto la copia fatta dalla famiglia ora è in uno studio notarile, sempre a Lugano. La famiglia aveva anche altri dipinti di valore, tra cui un Sebastiano del Piombo, venduto, dice l’avvocato, «per 4 soldi» a un imprenditore di Pesaro. La signora aveva infatti bisogno di liquidità, motivo per cui aveva deciso di vendere anche il ritratto di Isabella. La trattativa stava andando a buon fine (il quadro sarebbe stato venduto per 120 milioni di euro) quando è scattato il sequestro. Con Emidia Cecchini sono indagate altre 6 persone: il compagno della donna Vincenzo Capodanno, 64 anni, napoletano (che risponde anche di truffa assicurativa per un falso coinvolgimento in un incidente), Sergio Shawo, 50 anni, di Fano, l’avvocato che aveva il mandato per vendere il quadro, due poliziotti della questura di Pesaro (Mario Seri, in pensione, e Gabriele Bonazza) e due mercanti d’arte, Mirella Setzu e Angela Tomasoni. I poliziotti, secondo l’accusa, avrebbero collaborato con l’avvocato Shawo per trovare compratori del quadro e gestire i rapporti, oltre che effettuare sopralluoghi, mentre le due donne avrebbero avuto un ruolo nel cercare compratori per il Leonardo oltre che per altri quadri, compreso un Tiziano, la «Crocefissione», che dovrebbe trovarsi in un caveau della Campania. Rispondono tutti di associazione a delinquere finalizzata all’esportazione illegale di opere d’arte. Gli investigatori starebbero verificando anche passaggi di altri dipinti di pregio dall’Italia all’estero. «Sono totalmente estraneo alle imputazioni, non ho mai trafugato il quadro all’estero. Ho solo ricevuto un mandato per la vendita, come avvocato internazionalista, e ho espletato l’incarico. La signora era solo una cliente tra mille», ha detto Shawo, indagato anche in un filone parallelo delle indagini su una serie di truffe a compagnie assicurative per falsi incidenti. Quanto al quadro sequestrato, «ho ritenuto – spiega la proprietaria all’ANSA – che potesse essere oggetto di vendita. Credo di non aver violato alcuna legge e anzi di essere danneggiata e comunque sono estranea a qualsiasi organizzazione finalizzata all’esportazione di opere d’arte. Conosco l’avvocato Sergio Shawo (uno degli indagati; ndr) al quale avevo dato mandato di vendere l’opera che, ripeto, è stata sempre, fin dal 1913, in Svizzera». Il suo difensore, l’avv. Achille Castignani, nei prossimi giorni la accompagnerà dal procuratore di Pesaro Manfredi Palumbo per chiarire la sua posizione ed estraneità ai fatti contestati. «Le autorità elvetiche – conclude Castignani – non possono neppure azzardarsi di trasferire in Italia il quadro in quanto è depositato in territorio elvetico fino dal 1913 e non è soggetto alla legge 1.089 del 1939».

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