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Sanremo, bisogna rassegnarsi, è ancora boom. Share al 49,50%

Sanremo, bisogna rassegnarsi, è ancora boom. Agli italiani evidentemente basta e serve questo per tirare avanti. Qualcosa da criticare, da guardare, sulla quale ridere, senza un coinvolgimento diretto. Ieri sera forse l’unica cosa che avrebbe tenuto un pubblico incollato al video sarebbe stata la diretta della rissa in notturna a Montecitorio. A saperlo….Dunque la 65° edizione del Festival della Canzone Italiana si conferma un grande successo a dispetto della sua mediocrità. Neanche le canzoni di un tempo, le cover cantate dai nuovi cantanti hanno convinto. Meglio lo scivolosissimo cabaret delle ex iene sul matrimonio gay e la macchietta del presidente della Sampdoria Ferrero. Spettacolo, non musica. Imbarazzanti tutte le vallette, grigio, anche nel vestire Febo, pardon Carlo Conti. Eppure al terzo appuntamento, dedicato alle cover, con il 49,50% di share e 10.586.000 spettatori lo show batte il Sanremo 2014 firmato da Fabio Fazio: “Boom boom boom” è il commento, via tweet, del direttore di Rai1 Giancarlo Leone.

Gli ascolti, insomma, continuano a trasformare questo edizione della tradizionale gara canora in un enorme successo, dopo un grande esordio e una seconda serata che ha registrato il 41,67% di share con 10 milioni 91mila spettatori. Buoni anche gli ascolti per la gara delle nuove proposte: Sanremo start è stato infatti visto da 9.703.000 spettatori con il 32.70% share. I picchi d’ascolto della terza serata del festival sono stati raggiunti, in termini di telespettatori, alle 21.49 con 14.686.000, sul finale dell’esibizione di Anna Tatangelo che ha cantato Dio come ti amo e, in termini percentuali, alle 24.19 con il 61,10% di share, all’inizio della performance di Malika Ayane sulle note di Vivere di Vasco Rossi.Con il risultato di share di ieri, che è riuscito a migliorare anche quello della serata d’esordio (49.50% di share contro il 49.34%), ora l’attesa per la quarta serata è ancora più forte. Tutti i giornali criticano, è quasi una forma di snobismo intellettuale, ma in fondo è sempre stato così da trent’anni a questa parte. Solo solo canzonette? Ormai non più, è mercato, è marketing. Sanremo è Sanremo

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