| categoria: sanità

FECONDAZIONE/ Ovociti dall’estero, allerta ai centri “non certificati”

Fecondazione eterologa a rilento in Italia, per la mancanza di donazioni di ovociti da destinare alle coppie infertili desiderose di un figlio. Molti centri di Procreazione medicalmente assistita italiani si stanno attrezzando per colmare la carenza attraverso contratti con banche estere, e quindi importando i gameti da altri Paesi. Ma alcune strutture italiane hanno ricevuto una comunicazione dal Centro nazionale trapianti (Cnt) in cui si evidenzia la «non completa aderenza a quanto dettato» dalle norme vigenti in materia di importazioni ed esportazioni di gameti ed embrioni. La missiva viene indirizzata alla Regione in cui il centro opera, cioè l’autorità competente in materia, ma per conoscenza anche alla stessa struttura. Sono infatti le Regioni per legge a dover organizzare le ispezioni nelle strutture di Pma (equiparate a istituti di cellule e tessuti), con il supporto del Cnt. Ma «poiché il programma di verifica» della conformità di taluni centri «non è ancora iniziato» in alcune Regioni italiane, recita la circolare, «le importazioni» di gameti «sono state effettuate», appunto, «in non completa aderenza» alla legge. Ma, critica Antonino Guglielmino, direttore del Centro Umr di Catania, fra quelli ‘allertati’ dal Cnt, «la Sicilia è una delle Regioni che dal 2 febbraio ha riconosciuto a pieno titolo ai centri accreditati la possibilità di importare i gameti. La stranezza è che abbiamo ricevuto una comunicazione in cui si diceva che la pratica non era perfettamente nella norma, cosa che abbiamo contestato, e infatti stiamo continuando a lavorare. Il Cnt lamenta che il procedimento di importazione, se loro non vengono a fare le ispezioni, non è regolare. Ho scoperto che esiste una lista di centri certificati dal Cnt, ma l’unico Registro ufficiale mi risulta sia quello dell’Istituto superiore di sanità (Iss). Questo – sostiene – è un ostacolo al processo di trattamento nei confronti delle coppie che hanno bisogno di fare l’eterologa». «Il riferimento dei centri sono le Regioni – sottolinea Maria Paola Costantini, avvocato e referente per la Pma di Cittadinanzattiva – che procedono con l’autorizzazione, che confluisce poi nel Registro dell’Iss. Nei decreti legislativi di derivazione europea, quelli in cui si qualificano i centri Pma come istituti di tessuti e cellule, si afferma che le Regioni verificano questi ulteriori requisiti nel procedimento autorizzativo, potendosi avvalere della competenza del Cnt. In tutte le normative di riferimento, quindi, c’è il ruolo fondamentale delle Regioni, quello dell’Iss, e un ruolo del Cnt, subordinato però alla scelta delle Regioni», che lo possono chiamare in causa come ente di supporto. «Nel caso del Lazio, l’ultima che sta procedendo con le autorizzazioni, questo processo è infatti in corso a opera della Regione. Il potere ispettivo – ribadisce – è delle Regioni». Eppure, «a noi risulta che siano arrivate ‘allerta’ del genere un po’ in tutte quelle Regioni che hanno avuto un ruolo autonomo nei controlli e non si sono avvalsi del Cnt». Il Registro dei centri Pma dell’Iss è un elenco di strutture autorizzate dalle Regioni – ribatte Alessandro Nanni Costa, direttore del Cnt – mentre il nostro contiene le strutture ispezionate e certificate. Il decreto 191/2007 equipara infatti i centri Pma a banche di cellule e tessuti, che ricadono sotto la sfera del Cnt. Devono dunque essere autorizzati dalle Regioni, ma certificati da noi. Per ora, sul nostro sito sono stati pubblicati i nomi dei 27 centri di 7 Regioni che, a giugno 2014, avevano completato tutti i passaggi di certificazione» come istituti di cellule e tessuti, «ma in questi mesi abbiamo proseguito e ispezionato in tutto circa 80 centri». Nel nostro Paese sono attivi 352 centri di Pma, «ma dal conteggio vanno esclusi quelli di I livello, circa la metà», nei quali non si effettua l’eterologa. «Circa la metà delle Regioni italiane – aggiunge Nanni Costa – ha scelto, prima di procedere con le ispezioni, di attendere un accordo Stato-Regioni», ancora in stand-by, «che contiene dettagli su alcune modalità di intervento. Altre Regioni in accordo con noi hanno ritenuto che non fosse necessario attendere e con queste abbiamo già iniziato. Ma ora, se i centri importano gameti senza essere stati ispezionati e certificati dal Cnt, ponendosi in una situazione di non aderenza alle norme, noi lo dobbiamo segnalare». Importante anche notare, conclude il direttore del Cnt, che «si possono importare in Italia ovociti solo da banche certificate secondo i dettami europei dalle autorità competenti locali. E se l’importazione avviene da fuori Ue, bisogna dimostrare che queste banche hanno le stesse caratteristiche e standard previsti in Europa».

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