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Il campanone e le altre campane di San Pietro: dalle origini ai giorni nostri

E’ certamente la campana più conosciuta a livello mondiale, suona in ogni avvenimento importante e trova la sua collocazione in alto a sinistra guardando la facciata della Basilica di San Pietro. E’ il cosiddetto “Campanone”. Con i suoi circa 8.950 kg il Campanone venne fuso dall’orafo Luigi Valadier (padre dell’architetto Giuseppe che fu autore di molti importanti lavori nella Capitale) nel 1785. Il lavoro fu una vera e propria opera d’arte e d’ingegneria ma anche motivo di molte gelosie da parte di fonditori che non avevano affatto gradito l’idea che un’opera di quel calibro fosse stata affidata ad un orafo. Così, iniziarono le maldicenze su Luigi Valadier da parte dei suoi avversari e questi, che aveva una personalità assai fragile, non riuscendo a sostenere il peso delle calunnie e temendo un insuccesso, decise di togliersi la vita alla vigilia della fusione gettandosi nel Tevere. La colata fu portata a termine proprio da suo figlio Giuseppe. Ma non sappiamo fino a che punto questa storia sia autentica e quanto invece ci sia di leggendario. Sembra infatti che il vero motivo del suicidio di Valadier fosse di natura economica. Egli infatti s’era messo in affari con un socio che pretendeva di ottenere il 24% degli incassi annui e questo aveva portato ad una situazione economica disastrosa. Ma torniamo al Campanone. Il suo diametro è di 2.316 mm con una struttura armonica assai irregolare. Il timbro emesso è decisamente molto austero ma anche estremamente riconoscibile. Le decorazioni hanno una sporgenza non esattamente classica e le figure non sono tutte legate alla sacralità; la fascia centrale presenta la riproduzione dei 12 Apostoli, mentre nella spalla e nel bordo sono riprodotti segni di natura geometrica (puntiformi e lineari). Le trecce invece presentano dei serpenti marini alternati a degli infanti che sembrano protrarsi con le braccia aperte verso l’esterno. Ma il Campanone non è l’unica campana presente nella Basilica: all’interno della “finestra” infatti vi sono collocate ben 6 campane, ognuna con una storia ed un ruolo. La seconda è denominata il “Campanoncino” ed è situata dietro il Campanone più internamente. Il suo fonditore fu Innocenzo Casini che realizzò la fusione nel 1725. Ha una struttura altrettanto irregolare ed un suono di un’ottava inferiore alla prima. Il suo timbro si presenta molto aggressivo all’orecchio dell’uditore anche se la collocazione interna risulta penalizzante in termini di sonorità. Il diametro è di 1.772 mm ed il peso raggiunge i 3.640 kg. A seguire troviamo la “Campana della Rota” così chiamata perché il suo suono annunciava la riunione della Sacra Rota. Questa è la decana (per così dire) del gruppo campanaro vaticano. Infatti la sua fusione risale al 1280 circa ad opera di Guidotto Pisano. La collocazione è in fondo alla cella dietro il Campanoncino. Non presenta immagini sulla superfice e nella spalla sono presenti scritte in gotico. Il suo peso è di 1.735 kg con un diametro di 1.361 mm. Decisamente più recenti sono la Campana della Predica e quella dell’Ave Maria. La prima venne fusa agli inizi del ‘900 e più precisamente nel 1909 da Giovanni Battista Lucenti. Con i suoi 830 kg ed un diametro di 1.085 mm questa campana trova la sua collocazione sopra la Campanoncino e la Rota, mentre la Ave Maria, fusa da Daciano Colbacchini nel 1932, si trova in alto a destra della finestra. E’ una delle più piccole e “leggere”. Pesa 250 kg e misura 750 mm di diametro. L’ultima, in ordine di peso e diametro è la cosiddetta Campanella, fusa nel 1825 dal fonditore Luigi Lucenti. Questa è posta in alto a sinistra della finestra e pesa “solo” 235 kg con un diametro di 730 mm. L’elettrificazione di questi giganti strumenti musicali in bronzo avvenne nel 1931. Chissà di quanti campanari si doveva disporre per dar vita al suono di tutte quelle campane. Certamente dovevano apparire come un “grappolo di sampietrini attaccati alla fune per fare da contrappeso al campanone quando suonava a distesa” come descritti da Mons. Simonazzi. Dal conclave del 2005 il suono delle campane della Basilica Vaticana ha assunto un ruolo fondamentale: esso indica l’esito positivo del conclave alla folla, oltre alla storica fumata bianca. Infatti attraverso questo “segnale” si può azzerare ogni dubbio relativo al colore della fumata ed essere sicuri di udire di lì a poco il tanto atteso annuncio “Habemus Papam”. Il “Plenum” è la distesa di tutte e 6 le campane ed avviene per le più importanti solennità dell’anno liturgico: durante la Veglia Pasquale al canto del Gloria, sempre al canto del Gloria durante la Messa di Mezzanotte a Natale, per la Benedizione Urbi et Orbi e per la festa dei patroni di Roma Santi Pietro e Paolo il 29 giugno dopo l’Angelus, oltre che naturalmente per l’elezione del nuovo Papa. Il 28 febbraio del 2013 le campane suonarono a Plenum per salutare Papa Benedetto XVI mentre lasciava il papato dopo l’annuncio delle dimissioni. Il Campanone suona anche “a morto” per annunciare la morte del Sommo Pontefice alla folla (la memoria torna alla serata del 2 aprile 2005 per il ritorno alla casa del Padre del Santo Giovanni Paolo II). Insomma una finestra, quella della basilica di San Pietro, al cui interno è presente un vero e proprio concentrato di storia e di leggenda. Stefano Boeris

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