| categoria: Cultura

MOSTRE/ Medardo Rosso, luce e materia

Dopo trent’anni , torna a Milano la grande arte scultorea di Medardo Rosso (1858-1928) grazie alla mostra allestita alla galleria d’Arte Moderna (Gam) dal 18 febbraio al 31 maggio. Esposti i capolavori plastici e fotografici dell’artista, custoditi nel museo milanese, cui sono state affiancate opere provenienti dalle maggiori raccolte italiane (fra cui la Gnam, Palazzo Pitti, Mart) e internazionali (come i parigini d’Orsay e Rodin, i musei di Dresda o Budapest). L’importante esposizione, che si intitola ‘Medardo Rosso. La luce e la materia’, è stata organizzata e prodotta dalla Gam in collaborazione con 24 Ore Cultura – Gruppo 24 Ore, mentre la curatela è stata affidata a Paola Zatti, conservatore della Galleria. Non a caso, la rassegna si apre proprio con lo straordinario nucleo di sculture della Gam, realizzate da Medardo Rosso a Milano, divenuta sua città d’elezione dopo il trasferimento da Torino all’età di 12 anni. Scopo dell’iniziativa (che si inserisce nel cartellone di Expo in città) è quello di costituire un’occasione di conoscenza e approfondimento nei confronti di un artista di richiamo internazionale, straordinariamente moderno nella sua sperimentazione tecnica e poetica. Apprezzato per l’interpretazione personale della materia e l’esperienza maturata a contatto con le avanguardie novecentesche, Medardo Rosso fu infatti un protagonista indiscusso dell’Impressionismo in scultura. «Come la pittura – scriveva l’artista – anche la scultura ha la possibilità di vibrare in mille spezzature di linee di animarsi per via di sbattimenti d’ombre e di luci, più o meno violenti, d’imprigionarsi misteriosamente in colori caldi e freddi, quantunque la materia ne sia monocroma». Ecco quindi che, valorizzando uno dei punti di forza delle collezioni permanenti della Gam, la mostra mette sotto i riflettori un grande maestro del passato, noto per la sua vocazione cosmopolita (soggiornò a lungo a Parigi, lavorando fianco a fianco con Degas e Rodin ed espose a Londra, Vienna, nonché all’Esposizione Universale del 1889) appunto in concomitanza con l’Expò 2015. La rassegna rispetta un percorso tematico, che prende le mosse da quattro delle più significative opere degli esordi, tutte realizzate a Milano, e presentate in diverse versioni: il ‘Birichino’, prima opera comparsa nelle sale di Brera nel 1882, il ‘Sagrestano’, soggetto comico e quasi spietato del 1883, la ‘Ruffiana’, dello stesso anno, rappresentazione caricaturale nel solco della tradizione verista e ‘Portinaria’, 1890-1905, proveniente dal Museo di Belle Arti di Budapest. Si prosegue con uno dei nodi cruciali della sua produzione, quello della sperimentazione materica, l’utilizzo personalissimo e inconfondibile di gesso, bronzo e cera, che mette in luce un processo creativo in cui l’artista procede per sottrazioni, fino al raggiungimento di esiti di sorprendente modernità. Ecco quindi opere straordinarie e inquietanti, come ‘Rieuse’ o i ritratti di Henry Rouart, venerato collezionista e ospite di Rosso nel primo periodo di permanenza a Parigi, presentato nelle tre versioni in cera, gesso e bronzo. A fianco, ‘L’uomo che legge’, ‘Bookmaker’, quest’ultimo testimone del periodo di più stretta vicinanza con Degas, la ‘Bambina ridente’, opera in cui traspare un legame forte con la tradizione rinascimentale, ‘Aetas Aurea’ e ‘Bambino ebreo’. La straordinaria ‘Madame X’ (1896), unico soggetto di cui si conosce una sola versione (da Ca’ Pesaro) è al centro della terza sezione della mostra e dialoga con due versioni a confronto, in bronzo e cera, dell«Enfant Malade’, a testimonianza della fase sperimentale più coraggiosa del maestro. Il percorso dedicato alle sculture si conclude con ‘Ecce puer’ (tra gli ultimi concepiti da Rosso, nel 1906) e ‘Madame Noblet’, soggetto declinato in quattro sole varianti in un lungo arco di tempo (dal 1897 agli anni Venti), e di cui la GAM possiede la versione in bronzo. Ma la mostra prosegue documentando la grande passione dell’artista per la fotografia, che, in particolare dalla fine dell»800, assume il senso di una ricerca autonoma e compiuta, parte integrante e insostituibile di un incessante lavoro di ripresa di poche, essenziali immagini. La fotografia, della quale aveva una notevole conoscenza tecnica, era per il maestro un’occasione di lavoro sulla materia e sulla luce, ormai svincolato dal confronto col vero. Rosso fotografava le sue sculture e i suoi disegni, per intervenire poi con viraggi, ingrandimenti, foto di foto, scontornature, collages, tracce di materia pittorica, tagli e abrasioni, fino ad accettare l’intervento del caso e dell’errore. Esposte nelle sue mostre accanto alle sculture e pubblicate, spesso sotto il controllo dell’autore, in libri e riviste, le fotografie così ottenute devono essere considerate a tutti gli effetti vere e proprie opere di Rosso, e consegnano alla storia un artista che ha saputo vedere al di là del suo tempo.

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