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Corsa per l’ok al decreto Milleproroghe, dopo l’Aventino è rischio caos

Scatta la corsa contro il tempo per il Milleproroghe: appena 15 giorni per concludere l’esame alla Camera e passare il testo anche al Senato, a quel punto ‘blindato’, visto che incombe la scadenza, il 3 marzo, oltre la quale il decreto decade. Ma già nei giorni scorsi nelle commissioni a Montecitorio i lavori sono andati a rilento, primi effetti della rottura del Patto del Nazareno. E ora, dopo l’Aventino delle opposizioni per protestare contro il metodo utilizzato per le riforme, cresce il rischio caos. Forza Italia ha già avvertito che, proprio a partire dal Milleproroghe (ma anche su popolari e politica estera) «il governo alla Camera vedrà i sorci verdi». E anche il Movimento 5 Stelle, che più volte ha espresso perplessità sul provvedimento, potrebbe presentarsi battagliero, ma «nel merito», sottolinea Giorgio Sorial, vicepresidente della commissione Bilancio, puntando il dico contro il ‘metodo Renzi’ che, dice, «di fatto isola completamente il Pd, che alla fine si trova a lavorare da solo, portando avanti quello che gli arriva dal governo senza un lavoro parlamentare serio». Sul tavolo delle commissioni ci sono ancora circa 200 emendamenti, compreso l’ultimo pacchetto presentato da governo e relatori, anche se le soluzioni ad alcuni dei capitoli più spinosi, come la proroga del vecchio regime dei minimi Iva o l’intervento sugli sfratti, circoscritto ad alcune particolari categorie di inquilini, dovrebbe arrivare sotto forma di riformulazione di emendamenti già presentati dai deputati. «Tutti hanno sempre detto che dobbiamo guardare al merito – osserva uno dei relatori, Maino Marchi (Pd) – ora vedremo». Tensioni, insomma, sono possibili, ma, ricorda «finora abbiamo cercato di tenere conto delle proposte avanzate, anche dalle opposizioni». E anche il presidente della Bilancio, Francesco Boccia, interpellato sui rischi connessi al clima infuocato della scorsa settimana, si augura che non si ci siano strascichi, appellandosi «al buon senso di tutti». Tra le proposte dei relatori che da domani sera saranno messe al voto, in una maratona per chiudere il testo per l’Aula per martedì pomeriggio, c’è la riapertura dei termini per la rateazione dei debiti col fisco, la proroga per altri due anni degli incentivi per il rientro dei cervelli, ma anche l’aumento al 20% degli anticipi sugli appalti (per quest’anno), per dare ossigeno alle imprese in crisi di liquidità, e il ripristino degli uffici dei giudici di pace soppressi con il riordino, ma con le spese a carico dei Comuni. Misura, quest’ultima che, secondo l’Unione nazionale dei giudici di pace, potrebbe portare alla riapertura di 200-250 uffici, dei 500 chiusi. Prorogato a fine anno anche l’appalto per i collaboratori scolastici di Palermo, in attesa che si trovi una soluzione per i lavoratori. Ancora da sciogliere, infine, il nodo frequenze tv. Il testo dei giorni scorsi, con il passaggio di competenze dall’Agcom al ministero dello Sviluppo economico, infatti, non supererebbe il vaglio dell’ammissibilità. E il governo, intenzionato comunque ad andare avanti, starebbe valutando l’opportunità di presentare la modifica in qualche altro testo già all’esame delle Camere, come ad esempio il decreto su banche e investimenti.

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