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RIFORME/ Renzi punta a dividere le opposizioni. Recuperare Fi?

«Recuperare» Fi, Sel e Lega per il voto finale sulle riforme, fra tre settimane, isolando M5s nella sua posizione radicale: è questa la parola d’ordine in casa Pd, che domani pomeriggio terrà una Direzione in cui verrà affrontato proprio il tema del rapporto con le opposizioni. I drammatici eventi in Libia, che presagiscono un possibile intervento militare, spingono verso una ripresa del confronto tra maggioranza e opposizioni, anche sulle riforme. Il dibattito sulle riforme si è svolto su due piani: quello delle dichiarazioni, in cui prevalgono ancora le parole ruvide, specie in Renato Brunetta; e quello dei primi contatti in vista del voto finale a marzo, in cui prevale il ragionamento. A un Renato Brunetta, che attacca Renzi dandogli del «bullo di periferia», e che afferma che Fi è pronta a elezioni anticipate, fa eco il Pd Roberto Giachetti, che spinge anch’egli sullo scenario di urne a giugno, ma con un Mattarellum da approvare in quattro e quattr’otto, cioè il sistema che Fi non vuole. Eppure è palese la diversità dei toni di Giovanni Toti che, intervistato a «In mezz’ora», non nega che «Fi fara’ vedere i sorci verdi» al governo – come aveva minacciato Brunetta – ma aggiunge subito: «I sorci di Forza Italia sono sempre ragionevoli. Se ci propongono cose ragionevoli, noi ragioniamo». E subito dopo ecco la nota ufficiale di Silvio Berlusconi che esprime «appoggio» alle intenzioni del governo sulla crisi in Libia, preannunciando che Fi è pronta «ad assumersi le proprie responsabilità» in Parlamento. Insomma il pericolo incombente dell’Isis rafforza l’unità nazionale. Resta sulle barricate il M5s, che con Carla Ruocco conferma la minaccia di presentare le dimissioni in massa per tentare di provocare le elezioni anticipate. Una via comunque non praticabile, come sottolinea Gianfranco Librandi (di scelta civica) perché in Parlamento le dimissioni di ogni singolo deputato vanno votate dall’Aula che le può respingere. «Se c’era ancora qualche dubbio sull’improvvisazione dei grillini, questa cantonata rende tutto più chiaro», ironizza Librandi. Già domani pomeriggio alla Direzione del Pd partirà la strategia di separare M5s dalle altre opposizioni, di Fi, Lega, e Sel, come anche Angelino Alfano chiede a Renzi di fare. «Le buone intenzioni verso Fi, spiega Ettore Rosato, vice-capogruppo del Pd alla Camera (che con Fi, Sel e Lega aveva raggiunto una intesa), saranno dimostrate evidenziando che al momento della sua uscita dall’Aula sono stati approvati solo gli emendamenti in precedenza concordati proprio con Forza Italia». Alla Direzione del Pd, la minoranza incalzerà Renzi chiedendo di riaprire il dialogo con le opposizioni, offrendo loro la modifica delle riforme in Senato. Il segretario-premier darà loro soddisfazione sulla necessità di riaprire il confronto, ma non riaprendo in Senato tutto il cantiere. Per Renzi, specie la parte con la modifica delle competenze di Stato e Regioni non può attendere il 2018, ma deve essere chiusa con il referendum confermativo nel 2016.

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