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LEGA PRO/ Vincono Lotito-Macalli, 27 club su 60 vanno via

Mario Macalli respinge l’assalto annunciato e incassa pure una vittoria. Con l’elezione del consigliere legato a lui e a Claudio Lotito. Ma il presidente della Lega Pro, per la prima volta, si trova davanti una spaccatura dell’assemblea che pure, in proseguimento di quella del dicembre scorso, approva all’unanimità la ripartizione degli introiti dei diritti audiovisivi ma lascia ‘sospesò il bilancio. A Firenze c’era anche Lotito, in qualità di patron della Salernitana, in questi giorni nella bufera per la telefonata registrata e diffusa dal dg dell’Ischia, Pino Iodide: la sua presenza poteva non fare il gioco di Macalli, rischiando che i frondisti superassero nei numeri quanti da sempre sono schierati con il presidente. Ma così non è stato. Una mozione per chiedere una nuova sospensione dell’assemblea è stata respinta per un voto: 29 contrari, 28 favorevoli, 2 astenuti (Foggia e Lumezzane) e l’Ascoli, favorevole ma non ammesso al voto perchè carente del requisito di anzianità. Gli oppositori assicurano però che il club marchigiano presenterà domani ricorso. Alla fine Macalli canta vittoria, manda messaggi alla politica perchè resti fuori dalle diatribe del mondo del pallone, come «il calcio è sempre rimasto fuori dalla politica», e riesce a far eleggere con 33 voti Claudio Arpaia, presidente del Vigor Lamezia, consigliere federale in quota Lega Pro. Ma 27 presidenti su 60 lasciano la sede fiorentina prima della fine e fuori, per tutti, ‘tuonanò il presidente del Prato Paolo Toccafondi, e Iodice. Prima, come dice lo stesso Macalli, avevano fatto sentire la loro voce in assemblea, dove «molto a sproposito – ha detto – si è parlato anche di argomenti non all’ordine del giorno». Un riferimento chiaro alla vicenda della telefonata di Lotito a Iodice, divenuta il caso del giorno con il dg che continua a chiedere un intervento del governo per «dare una svolta al mondo del calcio». «Mi viene da vomitare a sapere che c’è chi registra una telefonata senza dirlo» risponde a lui, senza citarlo, Macalli. Il patron della Salernitana, e presidente della Lazio, all’uscita dribbla i giornalisti: «Potrò scegliere di non dichiarare» si limita a dire, scuro in volto. Macalli assicura che non ci saranno conseguenze, e non sembra intenzionato a dar seguito alla richiesta, annunciata da Toccafondi, di una convocazione di un’assemblea elettiva per sfiduciare l’attuale «governance». «Non ho ancora visto questa richiesta, se chiedono cose possibili bene altrimenti non sono obbligato a convocarla» replica. Poi torna sul caso Lotito, quasi per smarcarsi un pò da quell’abbraccio nel quale lo ha coinvolto il presidente della Lazio: «Io non sono il difensore di Lotito, io difendo i club, anche quelli piccoli che poi sono saliti in B e in A». «È lui che nella telefonata dice di parlare a nome mio – chiude parlando ancora della telefonata -. Io non ho bisogno di tutori, magari fra qualche giorno vista l’età prenderò un badante ma per ora non ce l’ho e non ho neppure il pannolone. Non ho bisogno che qualcuno mi tenga la mano e non ho chiesto a nessuno di intervenire per me», oltretutto «non ci sono elezioni in vista, e comunque io non chiamo nessuno per queste cose e sono tranquillo». L’ultimo messaggio lo riserva ancora alla politica, e forse al Governo che sembra pronto a intervenire. Macalli: «Non faccio come altri, so che si sono stati presidenti che hanno ricevuto telefonate da politici e da chi sa chi altro… La verità è che c’è in atto un massacro mediatico, uno stalking giornaliero».

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