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Renzi, basta lagne su Italia pigra: talloniamo la Germania

Basta con «l’industria della lagna», l’Italia «è da sempre la terra in cui il domani arriva prima». E che, proprio per questo motivo, non deve rassegnarsi ad essere il Paese «pigro» descritto da certi talk show. Nel giorno dell’ultimo saluto a Michele Ferrero – «un grande italiano, una storia incredibile di talento, territorio e valori» – e della visita alla Fca di John Elkann e Sergio Marchionne – «sono gasatissimo dai progetti» – Matteo Renzi torna a puntare forte sul rilancio del Paese. «Siamo secondi alla Germania, ma li riprenderemo», assicura il presidente del Consiglio, che preme l’acceleratore sulle riforme e rilancia sulla meritocrazia :«Negare che vi siano diverse qualita’ nell’universita’ e’ ridicolo. Ci sono universita’ di serie A e B nei fatti e rifiutare la logica del merito e la valutazione dentro l’universita’ e pensare che tutte possano essere uguali e’ antidemocratico, non solo antimeritocratico», dice spiegando che fare le riforme «vuole dire superare i molti limiti» che ancora ci sono. «Finirà il noioso ping pong dei talk show per il quale siamo solo un paese con cervelli in fuga – assicura il premier – ma emergerà che siamo il Paese che più di ogni altro può trarre vantaggio dalla globalizzazione. Questo è l’obiettivo di riforme strutturali che sono un cambio delle regole del gioco fondamentale e imprescindibile». Renzi parla agli studenti e ai professori del Politecnico di Torino – «qui c’è il futuro del Made in Italy» – dopo avere visitato nel capoluogo piemontese anche il centro ricerche Gm. «Bisogna smontare il principio culturale che troviamo contro in Parlamento tutti i giorni, per cui si punta a far fare le cose ma a bloccare gli altri», sottolinea con un riferimento neppure troppo implicito a cui nei giorni scorsi ha tentato di bloccare le riforme. «La democrazia non è il sistema dove non vince mai nessuno – prosegue – ma dove se hai perso, domani puoi vincere: tuo compito è trovare idee che siano più convincenti di quelle degli altri». Proprio come quelle che gli hanno esposto Elkann e Marchionne mentre ammirava in anteprima il Levante, il primo suv Maserati, la cui produzione permetterà all’azienda di rilanciare lo stabilimento torinese di Mirafiori. «Sono sicuro che il meglio debba venire. Il rilancio sarà sorprendente – dice a proposito dei piani di sviluppo di Fca – non solo per i critici ma anche per chi ha sostenuto quel cambiamento». Ed è un esempio di successo anche Gm, che ha scelto Torino e l’Italia per il suo centro ricerche. «Il nostro governo è felice – afferma – che aziende come questa abbiano scelto il nostro Paese. Spero che grazie a voi – dice rivolgendosi ai manager Gm – lo facciano tante altre aziende». Perché questo avvenga, però, c’è ancora molto lavoro da fare anche sulle università. «Ci serve un passo in più affinché le grandi università non siano stritolate dai confini amministrativi – osserva -. Una grande università ha il compito di stare non sul mercato, ma nello scenario internazionale». Perché «scuola, università e ricerca possono costituire la carta vincente per il nostro Paese per uscire non dalla crisi economica ma da anni di rassegnazione, stanchezza, sguardo rivolto a terra senza una minima progettazione del futuro». Uno studente lo accusa di avere realizzato un «capolavoro di retorica» e tenta di consegnargli un «cappello da giullare», mentre fuori dal Politecnico un gruppo di antagonisti lo contesta. «»Tra qualche giorno festeggeremo, commemoreremo o malediremo il primo anno di Governo, ognuno può barrare la casella A, B o C che preferisce«, scherza Renzi, che ha concluso la sua giornata piemontese visitando la Fissore Ceramiche di Moncalieri tra applausi, strette di mano e selfie.

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