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Neonata morta, l’atto di accusa dell’assessore Borsellino

Non nasconde la sua contrarietà per l’ipotesi di commissariamento della Sanità «paventata» dal ministro Beatrice Lorenzin «mentre gli uffici della Regione stavano ancora raccogliendo informazioni» sulla morte della piccola Nicole, la neonata morta subito dopo il parto in ambulanza durante il trasferimento a Ragusa, perché a Catania mancavano posti letto in Terapia intensiva. Si chiede più volte «perché la piccola Nicole non è stata portata al Pronto soccorso del Policlinico di Catania?» ventilando la possibilità che la piccola Nicole si potesse salvare. E attacca, neppure tanto velatamente, la clinica privata Gibiino in cui la bimba è venuta al mondo lo scorso 12 febbraio. Ma non fa mai cenno alle sue dimissioni. È un fiume in piena l’assessore regionale alla Sanità della Sicilia, Lucia Borsellino. Lei, minuta, con un tono di voce sempre basso, tira fuori gli artigli, e davanti ai deputati dell’Assemblea regionale siciliana fa un resoconto a tutto tondo su quanto accaduto quella notte tra Catania e Ragusa. Parla per un’ora e quattro minuti l’assessore Borsellino, senza mai una pausa, senza mai un tentennamento. Accanto a lei c’è seduto il Governatore siciliano, Rosario Crocetta che non distoglie mai lo sguardo da lei, seguendo passo dopo passo, ogni sua parola. E poi gli altri assessori, quasi tutti presenti, tra i banchi del Governo. L’assessore Borsellino, figlia del giudice Paolo Borsellino, ucciso da Cosa nostra, si chiede più volte perché Nicole non sia stata portata in un pronto soccorso. «A questa domanda ancora non abbiamo avuto una risposta», dice arrabbiata. «Abbiamo chiesto ai dirigenti delle aziende ospedaliere se piccoli pazienti in condizioni meno gravi non potessero essere spostate in altre Terapie intensive e di quanti posti letto disponessero e quanti di questi fossero occupati. Dagli ospedali ci hanno risposto che la richiesta di posti letto giunta dalla centrale operativa non specificava la gravità delle condizioni», ha aggiunto Borsellino. Lo stesso assessore ha poi ricordato all’Ars che è stata chiesta «alla Centrale operativa la registrazione delle chiamate e il perché della scelta di Ragusa e non di sede più vicina. Ci è stato detto che l’operatore ha cercato un posto in tutte le aziende più vicine e aver avuto una risposta positiva solo da Ragusa», ha spiegato durante il suo intervento, non nascondendo la sua irritazione. Quindi, forse, se solo la bimba fosse stata portata in un pronto soccorso oggi sarebbe viva. Ma il condizionale è d’obbligo. Tanto è vero che l’assessore non lo dice espressamente, ma lo fa capire: «Una circostanza di rilievo ai fini dell’attività di verifica del percorso assistenziale della piccole Nicole, risiede nel fatto che tutti i manager delle Aziende intervenute erano concordi nel ritenere che se l’accesso del paziente alle loro strutture fosse avvenuto attraverso il pronto soccorso, a prescindere dei posti letto, si sarebbe garantita l’assistenza». All’inizio del suo intervento, l’assessore Borsellino ha manifestato «come madre, e da rappresentante istituzionale, come assessore, un profondo senso di costernazione e di amarezza per la morte della piccola Nicole, che oltre a lasciare attoniti per lo spegnersi di una vita appena nata, lascia increduli, come ha detto anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per la dinamica con cui è maturato l’evento». L’assessore parla di un «dolore inconsolabile per la famiglia di Nicole» a cui «bisogna rispondere con la verità, affinché si conosca quanto accaduto». «La morte della bimba ha scosso la collettività di questo paese – dice ancora Borsellino – fare luce è un dovere di verità e giustizia». L’assessore sostiene poi di avere appreso «lo scorso 12 febbraio dalla stampa della morte di Nicole». «Nicole è nata nella casa di cura Gibiino di Catania – dice Borsellino – ma non è stata ricoverata in nessuna delle aziende ospedaliere di Catania e Siracusa. Ho immediatamente dato disposizione di avviare indagini ispettive. Nella stessa serata ho inviato formale richiesta al ministro Lorenzin di fare un’ispezione congiunta insieme agli organi ministeriali». L’assessore spiega quindi quanto accaduto dopo avere appreso della tragedia. «Quindi ho convocato un vertice con i dirigenti del mio assessorato. E in serata ho appreso sempre dagli organi di stampa che il ministero avrebbe inviato gli ispettori». È decisamente contrariata, e non lo nasconde, l’assessore regionale alla Sanità della Sicilia Lucia Borsellino per l’ipotesi del commissariamento della Sanità c’erano posti liberi nei reparti di rianimazione. L’assessore Borsellino ha poi detto, riferendo in aula all’Ars di avere informato i direttori generali degli ospedali di Catania e dell’Asp e «poi in serata ho anche informato il ministro, chiedendo subito di poter effettuare una ispezione congiunta». «Nel giro di poche ore – ha detto ancora l’assessore – ho appreso sempre dalla stampa che il ministro avrebbe mandato ispettori per fare luce sui livelli essenziali di assistenza». Non solo. Sono tante le incongruenze nel caso della piccola Nicole, come rileva l’assessore. «È partita solo dopo oltre un’ora dal parto dalla clinica Gibiino di Catania l’ambulanza con a bordo la piccola Nicole, la neonata poi morta durante il trasporto per Ragusa», riferisce in aula Lucia Borsellino. La telefonata al 118 «è partita dalla clinica Gibiino all’1.38 – dice ancora Lucia Borsellino – e l’ambulanza privata è partita solo alle 2.30, cioè quasi un’ora e mezza dopo la nascita della bambina». E in conclusione del suo intervento, Borsellino lancia un’accusa ben precisa: «Vorrei evidenziare che anche una maggiore correttezza e lealtà nella dialettica politica, anche in questa occasione, mi avrebbe consentito un più sereno svolgimento del difficile e gravoso compito di assessore alla Sanità. Allorquando il prevalere di molteplici interessi particolari si contrappone spesso al bene comune che, inevitabilmente, in tema di tutela del diritto all salute riveste una rilevanza assai sentita dalla collettività». E cita una frase di Oriana Fallaci: «Non si fa il nostro dovere perché qualcuno ci dica grazie ma perché è giusto». Parole salutate con una standing ovation, soprattutto dalla maggioranza in aula. E prima di lasciare Palazzo dei Normanni dice all’Adnkronos: «Le mie dimissioni non sono mai rientrate, per ora sto lavorando al caso di Nicole. Poi deciderò…».

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