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Chirurgia anche per “pet”, da pacemaker a protesi

Gli avanzamenti della chirurgia a servizio non solo della salute umana, ma anche dei nostri amici animali. «Grazie alle nuove tecniche e strumentazioni oggi possiamo intervenire su patologie che, fino a soli 10 anni fa, avevano nel 100% dei casi esito infausto. Dai tumori cerebrali a quelli polmonari, dalle malformazioni cardiache ai problemi renali acuti che si trattano con la dialisi», cani e gatti hanno oggi la possibilità di vivere molto più a lungo. E meglio. A descrivere all’Adnkronos Salute quanto la chirurgia veterinaria sia sempre più ‘hi-tech’ è il direttore sanitario della Clinica RomaSud, Daniela Mignacca.
Il caso del cane operato al cuore poco dopo la sua padrona inglese, con l’inserimento di un pacemaker nel suo piccolo torace, è solo un esempio di quanto i ‘pet’ possano oggi essere assistiti e trattati efficacemente, anche in presenza di gravissimi problemi di salute: «I pacemaker si usano – assicura Mignacca – ma le condizioni per i quali si rendono necessari sono davvero rarissime; più comuni, ma comunque avanzati e sofisticati, sono gli interventi di chirurgia toracica e intracranica, per l’asportazione di rari tumori cerebrali e polmonari; e ancora, interventi per inserire protesi d’anca, per riallineare zampe storte che provocano artrosi, per ricostruire legamenti crociati del ginocchio, o per trattare malformazioni congenite del fegato e del cuore». Diffusa anche «la gastropessi preventiva», cioè l’intervento che evita la torsione dello stomaco: «L’operazione è semplice e può essere effettuata anche in endoscopia», e consente di evitare lo spiacevole e spesso mortale disturbo cui sono soggetti soprattutto cani di grossa taglia, «alani e pastori tedeschi in particolare». Come per gli umani, inoltre, spiega l’esperta, «sono disponibili plasmaferesi ed emodialisi, necessaria in caso di insufficienza renale acuta provocata da sostanze tossiche (in caso di avvelenamenti da metaldeide o intossicazioni accidentali da barbiturici, ad esempio), patologie autoimmuni o da altri stati patologici, teoricamente guaribili, ma che se accompagnati da complicanze renale diventano mortali. Quindi, per superare la fase acuta vale la pena effettuare la dialisi». Per quanto riguarda i costi, «sono certamente molto più bassi rispetto alla chirurgia umana, ma variano molto in base alla singola situazione del paziente e a quanta degenza gli servirà (se per esempio dovrà restare in terapia intensiva per giorni, nel caso in cui sia arrivato in pessime condizioni), per cui non è possibile fare una stima media: per un intervento chirurgico oncologico si può andare dai 1.500 ai 3.000 euro, l’emodialisi può arrivare a 5.000. È chiaro che, come per l’uomo, non sempre la prognosi è positiva, ma almeno c’è una chance terapeutica che fino a poco tempo fa era inesistente». Infine, la veterinaria consiglia qualche stratagemma per la prevenzione delle malattie nei nostri amici a quattro zampe: «Purtroppo, quando il proprietario nota dei sintomi, spesso il problema c’è già. Quindi, quando il cane o il gatto superano una certa età (5-6 anni per le grosse taglie, 7-8 anni per quelle piccole e per i mici), è bene fare un’ecografia di controllo generale e un’analisi del sangue ogni 6 mesi-1 anno. In questo modo è possibile fare diagnosi precoce e tentare di limitare i danni», conclude.

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