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Tredicenne violentata dai compagni di scuola, otto indagati

Violentata dai compagni di scuola, in un garage abbandonato. Un inferno durato mesi, vittima una ragazzina di appena tredici anni, costretta al silenzio dai suoi carnefici – tutti coetanei – per evitare che diffondessero foto e video di quell’orrore. È una storia di degrado, e di disperazione, quella che proviene da una difficile periferia di Torino. E che ha portato la Procura dei Minori ad indagare otto under-14, il ‘branco’ ritenuto responsabile degli abusi. Le indagini dei carabinieri, a cui si è rivolta la madre della giovanissima vittima dopo aver scoperto quasi per caso che cosa stava subendo la figlia, sono iniziate nel mese di gennaio. Ma l’età dell’innocenza, per questa studentessa, era finita da mesi. Da quando, forse per gioco, forse perché attirata dalla curiosità e dal desiderio di sentirsi accettata dal gruppo, la tredicenne si è convinta a seguire i compagni di scuola in quel garage. Il gioco, tra quelle quattro mura in cui le ragnatele si mescolano all’odore di muffa, non è mai incominciato. Al suo posto sette interminabili mesi di ‘torture’, che il branco riprendeva con il telefonino per poi scambiarsi le immagini, e quell’ingiustificato senso di vergogna e di colpa, che hanno cambiato l’anima e il carattere della tredicenne. Sempre più chiusa in se stessa, mentre il branco non faceva nulla per nascondere l’atroce passatempo. «Non era un segreto, lo sapevano tutti», dicono oggi gli amici. Le voci, tra i giovani del quartiere e tra i compagni di scuola, si rincorrono, ma nessuno fa nulla per salvare la ragazzina. E, intanto, i ricatti proseguono come le violenze. Fino a quando, forse per sbaglio, un fotogramma di quegli incontri proibiti finisce sul telefonino della madre della studentessa. «Ma come è possibile che non mi abbia detto nulla?», si chiede ora la donna, che ha fatto cambiare scuola alla figlia e ha chiesto aiuto ai servizi sociali per cercare di strapparla da questo orrore. I carabinieri, che hanno perquisito le abitazioni degli indagati, hanno sequestrato i cellulari e i computer del branco per esaminarne il contenuto. E, intanto, anche nella loro scuola ci si chiede se fosse stato possibile fare qualcosa per evitare tutto questo dolore. «Dove abbiamo sbagliato?», si domanda il preside. Che parla di un «fatto gravissimo».

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