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Prada, frenano le vendite, ma conferma gli obiettivi di crescita

Le vendite di Prada tengono, ma soprattutto a causa del «graduale deterioramento nella seconda parte dell’anno» del mercato in Estremo Oriente, Giappone a parte, il gruppo della moda fa segnare un calo di ricavi dell’1% nell’intero 2014, chiuso come di consueto a fine gennaio. Il risultato, 3,552 miliardi di euro, è leggermente sotto le stime degli analisti, con la media delle previsioni del panel Bloomberg a quota 3,57, ma la società conferma i propri target. «Abbiamo affrontato una situazione geopolitica e dei mercati valutari più incerta e complessa di quanto fosse prevedibile che ha temporaneamente fermato il cammino di crescita, ma questa frenata non influirà sugli obiettivi del gruppo a medio e lungo termine», commenta infatti Patrizio Bertelli. «L’attenzione è sempre rivolta anche ai costi, per salvaguardare margini e ritorno degli investimenti», conclude l’amministratore delegato. A livello territoriale per Prada va bene l’America, in crescita del 7% a cambi costanti, e il Medio Oriente in aumento del 9%, mentre accusa la sostanziale frenata del cruciale mercato asiatico e del Pacifico (-7%, tranne il Giappone in rialzo record del 13%) «soprattutto per la caduta delle vendite a Hong Kong e Macao», spiega la società in una nota. Solo una limatura in Europa, che segna un calo dell’1%. Niente di drammatico, anche confrontato a debolezze nei conti accusate di recente da altri marchi del lusso come Lvmh ed Hermes, risultati che hanno contribuito alla recente pesantezza del settore moda in Borsa. Il titolo Prada si trova infatti ai minimi dagli ultimi due anni e mezzo, con un calo del 15% da fine novembre e dell’8% nelle ultime 10 sedute. Ora ovviamente c’è attesa per la riapertura della Borsa di Hong Kong, ferma da diversi giorni per le festività del capodanno cinese. Le strategie del gruppo stanno comunque trovando applicazione e i conti lo testimoniano, a partire dal calo delle vendite ai grossisti, scese del 5% a 532 milioni, per privilegiare i canali diretti. Bene i prodotti maschili, in crescita in tutte le aree geografiche, e di conseguenza quelle dei marchi Church’s (+12%) e Car shoe (+11%). In crescita del 4% Miu Miu, con il gruppo che in generale accusa soprattutto la minore circolazione di turisti nel mondo: i risultati di utile, margini di redditività e indebitamento verranno emessi dal consiglio di amministrazione convocato per il 26 marzo.

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