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Corte dei conti: spending review in salita, alert sulle clausole di salvaguardia

Tra clausole di salvaguardia e tagli di spesa previsti dalla legge di Stabilità, “anche l’impulso del bonus (gli 80 euro in busta paga, ndr) può essere vanificato, se considerato non come elemento aggiuntivo permanente del reddito, ma come elemento compensativo di un aumento di pressione fiscale”. Così la Corte dei Conti va in pressing sul governo, parlando dello stesso rischio anche per il taglio Irap e mettendo in luce come sia stretto il passaggio per ottenere i risparmi di spesa annunciati. “L’effettiva realizzazione di risparmi consistenti appare un traguardo molto difficile” perché le categorie di spesa “realisticamente aggredibili” sono limitate e sono già state oggetto di “ripetuti interventi di contenimento negli ultimi anni”, dicono al riguardo i magistrati contabili.

Nel rapporto inviato al Parlamento sul quadro dei conti pubblici, la Corte parte analizzando gli scenari positivi che inquadrano il momento internazionale: il calo del prezzo del petrolio, il Quantitative easing della Bce e la spinta alle esportazioni derivanti dall’euro debole sul dollaro sono elementi di supporto alla ripresa italiana. Solo dalle mosse di Draghi possono derivare risparmi sugli interessi del debito pubblico, che dovrebbero scendere dai 74,3 miliardi inizialmente ipotizzati a un livello tra 67,9 e 69,8 miliardi. Anche la flessibilità introdotta a livello di Ue, con maggiore spazio di manovra nella correzione dei conti pubblici, gioca a favore del governo.

“Ma tali luci si accompagnano a non marginali ombre”, ammoniscono i giudici. “Se, anche per la flessibilità che deriva dai nuovi orientamenti della Commissione si è fatto meno forte e percepibile il pericolo di un inasprimento delle misure assunte, la mancanza di un quadro definito degli assetti che potrà assumere la gestione pubblica contribuisce a generare disorientamento”.

“Il ridisegno delle strutture di governo, la ridefinizione di competenze e lo stesso futuro di quote significative degli apparati pubblici, oggetto di numerosi programmi di intervento in questi anni, sono ancora in attesa di una completa attuazione”, ricorda ancora la Corte che torna a mettere nel mirino la “sostenibilità delle prestazioni pubbliche”, che è “soggetta a rilevanti incertezze e differenze territoriali”. A ciò si aggiunga “il timore che da tagli ripetuti di risorse derivino peggioramenti nella qualità dei servizi o aumenti delle imposte destinate al loro finanziamento, con un conseguente peggioramento delle aspettative di famiglie e imprese”.

Quanto alla spending review, “non può non destare preoccupazione il continuo rinvio al futuro di ulteriori tagli di spesa al momento sostituiti da clausole di salvaguardia. Gli importi sono di tutto rilievo: raggiungono i 16 miliardi nel 2016, per oltrepassare i 23 miliardi nel 2017. E ciò senza contare che le disposizioni introdotte con la legge di stabilità prevedono un aumento dei ‘tagli’ alla spesa di ulteriori 3 miliardi a partire dal 2016. A fronte di ciò, anche l’impulso del bonus può essere vanificato se considerato non come elemento aggiuntivo permanente del reddito, bensì come elemento compensativo di un aumento di pressione fiscale, posposto nel tempo, ma già annunciato. Uguali considerazioni possono essere fatte per la decontribuzione o per la riduzione della base imponibile Irap”. Sempre in tema di coperture, la Corte invita a limitare l’uso della lotta all’evasione come copertura per gli interventi, vista l’incertezza legata a quelle risorse.

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