| categoria: sanità

NAPOLI/ Cardarelli, muore in barella dopo un’operazione

Su una barella, a 68 anni, in condizioni apparentemente sicure. Senza sapere perché. Avviene al Cardarelli, solo tre giorni fa. Un’altra fine assurda: quella di un anziano, reduce da un intervento chirurgico brillantemente riuscito in quello stesso ospedale, che per alcune complicazioni viene trasferito nel padiglione delle emergenze e finisce su una lettiga in corridoio: in piena notte. E lì, nella fascia oraria più cupa e a rischio – in cui c’è un solo medico di guardia per un “carico” di 60 o 70 pazienti – quell’uomo peggiora e agonizza, fino a quando il suo cuore smette di battereMa se le condizioni degli ospedali di frontiera sono quelle da paese incivile anche l’inaccettabile diventa probabile.
La direzione dell’ Ospedale ha effettuato una propria informativa interna dalla quale – ha dichiarato il direttore sanitario di presidio Franco Paradiso – «non sono emerse irregolarità o violazione dei protocolli da parte di medici dei reparti interessati». «Il paziente – ha detto Paradiso – è stato ricoverato il 16 febbraio ed è stato operato al femore il 18. Verso le 5 del 20 febbraio, si sono manifestate complicazioni cardio-vascolari ed il paziente è stato trasferito in chirurgia d’ urgenza e trattato da un rianimatore, ma è deceduto alle 9». Secondo la direzione sanitaria del «Cardarelli», Francesco D.M, sarebbe rimasto adagiato su una barella «non più di 3 ore».
Proprio il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ieri sera in tv aveva parlato di Napoli e di quell’azienda ospedaliera. “Gli italiani abusano del pronto soccorso”, comincia il ministro. Poi offre a “Piazzapulita” l’esempio della capitale del sud (che in fondo fa sempre sorridere). “Ricordo ad esempio quando andai a sorpresa al Caldarelli di Napoli. Mi dissero: “Ministro, oggi il pronto soccorso è vuoto: sta giocando il Napoli!””, afferma la Lorenzin. Non è comunque mai venuta a sorpresa nelle settimane del picco influenzale. Così al Cardarelli c’è un altro morto (vicenda di cui la Lorenzin è comprensibilmente ignara, ma ne sarà informata stamane).
Lui si chiamava Francesco D. M., 68 anni, con moglie e figli, cittadino del Vomero. La morte, inspiegabile, è avvenuta nella notte tra giovedì e venerdì scorso. La sua famiglia, rinchiusa e ancora stordita dagli eventi, non ha ancora presentato denuncia: ma sono stati gli stessi medici dell’a- zienda ospedaliera, quella notte, a segnalare all’autorità giudiziaria il caso e a chiedere responsabilmente l’autopsia.
Francesco arriva al Cardarelli, otto giorni fa, con una dolorosa ma banale frattura del femore. “Ero sceso per far passeggiare il cane, un maledetto marciapiede “, racconta lui, affiancato dalla moglie che non lo lascerà un attimo. Dopo appena due giorni, Francesco viene operato ovviamente nel reparto di Ortopedia: anestesia spinale, tutto fila liscio. Il paziente la sera si alimen- ta e sta benissimo. Parla con tutti i familiari, addirittura riesce a giocare a carte con sua moglie, per pochi minuti, sul letto della degenza. Francesco è contento, dicono, perché ha avuto un intervento importante “e tutto è riuscito benissimo”. Ma, alle 3 di notte comincia a star male: sudore freddo, malessere diffuso, dolore al torace. È diabetico e gli riscontrano la glicemia alta. Arriva un infermiere e somministra l’ossigeno. Ma Francesco continua a star male. Si decide così il trasferimento in Medicina d’urgenza: è proprio l’imbuto nero raccontato solo pochi giorni fa su queste pagine, anche con video e foto, è il reparto con l’interminabile coda di barelle dall’atrio degli ascensori fino alla fine del corridoio. Francesco resta lì, anche lui in lettiga su un corridoio: sono le 4 di notte ormai, viene ricevuto dal medico (che è da solo e deve vedersela con la solita folla di ammalati). Viene attaccato a una flebo, l’anziano ormai è debolissimo. Alle 7 la tragica scoperta: è morto.
Racconta uno dei conoscenti di Francesco. “Moglie e figlio sono completamente sotto choc. Ricordano solo una grande confusione, e il fatto che nessuno sapesse dire cosa stava succedendo “. La salma è ora a disposizione della Medicina Legale del Nuovo Policlinico, e i congiunti attendono la comunicazione per poter nominare un loro perito di parte. Così, c’è un’altra autopsia segnata nell’agenda, ci sarà un’altra inchiesta da aprire, un altro nome che finirà all’attenzione della sezione colpe professionali della Procura di Napoli. Una fine su cui fare chiarezza, racchiusa in due righe di burocratica comunicazione.

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