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Grecia, tutto risolto? Macchè, il sentiero di Atene è cosparso di mine

Tutto risolto tra Grecia e Ue? La Merkel ha lanciato un segnale di soddisfazione, di solito i burocrati abbozzano e chinano il capo. ma questa volta è diverso. Chi andasse a chiedere nei corridoi della Bce e del Fondo monetario internazionale cosa ne pensano della ‘lista’ di misure spedita dal ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, probabilmente si vedrebbe rispondere con dei sorrisi a metà fra il sarcastico e il preoccupato. Perché quella missiva, sei pagine che prendono in rassegna l’economia greca senza però citare un numero e con alcuni passaggi piuttosto vaghi, è solo l’inizio dei giochi che da qui a fine aprile dovranno portare alla stesura del piano definitivo. Un valido punto di partenza per il negoziato che dovrebbe concludersi con il via libera all’esborso dell’ultima tranche, sette miliardi, del salvataggio alla Grecia. Ma spicca il netto contrasto fra i toni concilianti dell’Eurogruppo e quelli più prudenti della Bce, che diventano duri nel caso del Fondo monetario internazionale. Il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, scrivendo all’Eurogruppo, lamenta l’assenza di «impegni chiari» su punti «fondamentali», e la mancanza di rassicurazioni sul rispetto del ‘Memorandum’ greco. Certo, c’è il gradimento per alcuni cavalli di battaglia di Tsipras, come la lotta alla corruzione e all’evasione fiscale. C’è l’inversione a ‘Ù di Tsipras persino sulla «crisi umanitaria» greca, con misure che, rassicura Varoufakis, «non avranno alcun impatto negativo sul bilancio». Ma il Fmi snocciola tutti i nodi critici. Pensioni e Iva, tanto per cominciare. Varoufakis si limita a evocare un riordino contro i pensionamenti anticipati e a stabilire un «legame stretto» fra contributi e trattamenti previdenziali. Il confronto potrebbe farsi serrato con l’Europa, visto l’impegno (de governo precedente) ad alzare l’età pensionistica. Anche la «riorganizzazione» dell’Iva promessa non soddisfa i creditori, che vogliono meno esenzioni e magari anche un’aliquota più alta. Altra nota dolente destinata a riemergere nei negoziati, le privatizzazioni: la missiva greca si limita all’impegno a non fare marcia indietro su quelle «già completate», e semplicemente a «esaminare» quelle non ancora fatte. Il Fmi prende nota. Anche sul lavoro, dove resta l’«ambizione» ad aumentare il salario minimo e Atene pensa a un approccio ‘smart’ sulla contrattazione che coniughi flessibilità ed equità, Washington è guardinga. Draghi, poi, chiede alla Grecia di agire sulla cultura del credito nel Paese, un riferimento alla difficoltà per le banche nel gestire crediti deteriorati e, dove necessario, pignorare, laddove Atene vorrebbe invece tutelare le famiglie a basso reddito. È fin troppo facile prevedere un percorso a ostacoli da qui ad aprile, mesi che vedranno Atene intenta a negoziare con la tagliola dei prestiti in scadenza a Fmi e Ue, contando anche sulla restituzione di 1,9 miliardi di profitti fatti dalla Bce che però è legata al completamento del programma. Anche se Draghi, con la Bce che si appresterebbe a riaprirei prestiti diretti alle banche greche il 5 marzo, fa un’apertura. Le misure del ‘Memorandum’ che Atene intende rigettare devono essere sostituite da altre «di eguale o migliore qualità». Non sarà facile, per Atene, trovare la quadra, ma se c’è un momento per dare il segnale che esiste alternativa al taglio della spesa sociale, è questo. Applausi educati, di cortesia. E le Borse restano a guardare.

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