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Centrodestra, rebus alleanze. Lega al Cav, ci segua o guai

Veti incrociati e parole al veleno con, all’orizzonte, il rischio di presentarsi alle Regionali (Veneto e Campania soprattutto) divisi: sono ore decisive per il rebus alleanze nel centrodestra, dove, all’indomani della manifestazione di Piazza del Popolo, il leader della Lega Matteo Salvini continua a giocare la parte del leone mettendo Silvio Berlusconi di fronte a un vero e proprio aut-aut: ci segua o sarà peggio per lui. E ancora più distanti appaiono Lega e Ncd, entrambi d’accordo su un’incompatibilità, quella tra Carroccio e alfaniani, che mette di fatto Forza Italia nel difficile ruolo di ‘pontierè. La data chiave resta quella del 2 marzo, quando al consiglio federale di via Bellerio andrà in scena il redde rationem tra Salvini e il ‘ribellè Flavio Tosi, ancora deciso ad avocare a sè la composizione delle liste in Veneto. Una rottura totale tra Tosi e il Carroccio metterebbe ancora più in difficoltà gli azzurri, laddove invece Ncd avrebbe pochi dubbi nel sostenere il sindaco di Verona. E, non a caso, è il leader di Ncd Angelino Alfano a lanciare, oggi, un vero e proprio appello all’ex capo del governo chiedendogli di «non sottomettersi alla leadership estremista di Salvini». Ma ad Arcore, dove Berlusconi probabilmente resterà anche nei prossimi giorni per via della microfrattura al malleolo, sono ben lontani dall’intonare un requiem sul centrodestra unito e non chiudono sull’ipotesi che l’incastro tra Lega, FI e Ncd alla fine riesca. Tra gli azzurri, si vocifera (e si spera) infatti che domani Salvini potrebbe cercare una via d’uscita dal ‘casò veneto consentendo a Tosi di fare una ‘suà lista a sostegno di Luca Zaia con al suo interno candidati azzurri o alfaniani. Ma c’è anche chi lancia l’idea di un commissario scelto dai vertici leghisti per gestire la fase pre-elettorale. «Andare divisi sarebbe autolesionismo», è il refrain che rimbalza negli ambienti vicini all’ex premier convinto che, se fallisse il progetto unitario, sarebbe proprio FI, nonostante i sondaggi, a perderci di meno. Il ruolo da «predicatore» che Salvini si è ritagliato con la manifestazione di ieri trova, comunque, l’ex Cavaliere tutt’altro che entusiasta e l’ipotesi di un contatto o di un incontro tra i due oggi appare lontanissima, complici anche i ripetuti aut-aut del leader del Carroccio. «Al di là delle polemiche vorrei sapere se FI condivide o meno le proposte della Lega: se non le condividono, peggio per loro, perchè i loro elettori sì», sono le parole del segretario leghista alle quali segue la pronta replica del consigliere politico di FI, Giovanni Toti: «Mi auguro che Salvini voglia dismettere la maschera da »Grillo di destra e che da domani ci si possa mettere di nuovo a discutere su come costruire l’ alternativa al governo Renzi«. Anche perchè, con la sua virata a destra la Lega non fa altro che »fare un favore« al premier, è il messaggio che gli azzurri mandano a Salvini, contando anche su chi, da Maroni a Zaia, sostiene anche nella Lega la bandiera di un centrodestra unito. Con una postilla: su una fetta di FI le sirene della nuova Lega salviniana continuano a suonare. »Risveglia le coscienze, non gettiamo alle ortiche la possibilità di un fronte comune«, osserva Daniela Santanchè, mentre da Raffaele Fitto giunge un velato apprezzamento per la scalata del leader leghista. E il rischio maggiore, per Berlusconi, è che l’ascesa di Salvini si trasformi in un’Opa su FI dagli effetti catastrofici.

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