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F1, caso Alonso diventa un giallo: niente Gp d’Australia

Per capire davvero cosa stia succedendo a Fernando Alonso, occorre partire da una premessa. Che è la seguente: se la McLaren Honda del 2015, quella che prenderà il via al gran premio di Melbourne, fosse una macchina competitiva, allora staremmo parlando di nulla. Alonso sarebbe abile e agguerrito per la prima stagionale. Ma siccome si tratta di una vettura lontana anni luce dal poter competere, non tanto con le Mercedes, quanto con il resto del gruppo (in pratica è destinata a fare cinque giri e fermarsi, o giù di lì) allora Alonso il 15 marzo resterà a casa sua, a riposo. E in velata polemica. Già perché, e qui veniamo al dunque, c’è molto di polemico in quello che sta accadendo in queste ore a Woking, quartier generale della McLaren, dove in molti erano certi che presto si sarebbe arrivati allo scontro con il pilota, visti i precedenti del 2007, ma nessuno pensava così tanto presto.
Basta dare un’occhiata al comunicato stampa della McLaren per capire che le cose sono sul punto di esplodere: “Pur non avendo nulla – dice in sostanza il comunicato – è meglio che Alonso non corra”. Un’affermazione tanto illogica – se non ha nulla allora perché non corre, visto che fa il pilota? – da giustificare più di qualche domanda. Le cui risposte arrivano dalla Spagna e raccontano di un pilota molto, molto infastidito. E di un team che, prima di emettere il comunicato di oggi, e – in sostanza – di arrendersi, le ha tentate tutte pur di convincere l’ex Samurai ferrarista a presentarsi al via della stagione (anche per motivi di sponsor). Alonso, tuttavia, non ne ha voluto sapere. Non si ricorda nulla dell’incidente, né di quello avvenuto nei minuti precedenti, e tuttavia, avendo rivisto le immagini ha escluso che quanto accaduto alla curva tre di Montemlo possa in qualche modo essere riconducibile a un suo errore, a una sua ingenuità. Oggi ha scritto un tweet: “Sarà difficile non essere in Australia ma capisco le raccomandazioni dei medici. Un secondo impatto in meno di 21 giorni ‘NO'”.

Quando gli hanno raccontato della versione della McLaren, secondo la quale sarebbe stata colpa dell’erba sintetica e del vento, si è praticamente messo a ridere, quella pista lui la conosce a memoria, ci corre da quando è nato. Piuttosto, lo spagnolo è convinto che qualcosa non abbia funzionato nella macchina, che in effetti, in questo pre stagione, ha avuto più di qualche difficoltà. La scossa elettrica, di cui ha parlato l’ex pilota Minardi Fabrizio Barbazza è ritenuta dal suo staff improbabile (anche se non impossibile), molto più facile che si sia trattato di guasto meccanico, che però viene smentito, e con forza dalla McLaren. A cui, in questa vicenda si può dire di tutto, non di essere stata chiara, puntuale e lineare nella comunicazione. Non resterebbe che il malore, ma i test medici, tutti lo hanno escluso. E del resto se avesse avuto qualcosa di serio difficilmente sarebbe stato dimesso dall’ospedale dopo pochi giorni.
Ecco dunque che tra lo spagnolo e la McLaren di Ron Dennis è andato in scena, nell’ultima settimana, un duello muto. Con Alonso a pretendere chiarezza e il team a cercare di ricondurre tutto entro i limiti non molto probabili del normale “incidente di test”.
In questo duello – raccontano sempre dalla Spagna – un ruolo chiave l’ha avuto la famiglia del pilota, che si è molto spaventata per le condizioni in cui ha visto il suo ragazzo – che di incidenti in carriera ne aveva pure già avuti – in condizioni inquietanti: in ospedale a tratti non riconosceva neppure i familiari. E a tutt’oggi Alonso ricorda poco anche di quanto accaduto dopo l’incidente.
Adesso a Melbourne correrà al suo posto Kevin Magnussen. Nel frattempo l’inchiesta della Fia (anche se è inevitabile chiedersi quanto possa essere attendibile visti gli interessi in gioco, se dovesse – ad esempio – venir fuori che la teoria della scossa era quella giusta, le conseguenze di ciò potrebbero devastare l’intero movimento che sui motori ibridi sta costruendo il proprio futuro) arriverà a un suo verdetto. Che però potrebbe non bastare a Fernando per correre in Malesia. Insomma, l’atteso sequel della sfida Ron Dennis-Alonso è appena ricominciato.

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