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POMPEI/ Unesco, ok a grande progetto. Lavori fino al 2016

«Miglioramenti tangibili e significativi nello stato di conservazione di Pompei». Dopo la giornata più buia, con il sequestro di 6 milioni di euro ordinato dalla Corte dei Conti nei confronti dell’ex commissario Marcello Fiori, arriva come un raggio di sole dall’Unesco il report degli ispettori che promuovono di fatto la nuova gestione e gli sforzi in corso con il Grande Progetto. Un rapporto fortemente positivo, che pur non dimenticando le tante criticità da affrontare, sottolinea più volte il cambio di passo nell’efficienza ma anche nella qualità dei restauri. E taglia la testa al toro alle ansie ‘da scadenza’. Perché se è vero, ricordano gli ispettori, che i 105 milioni della Ue devono essere ‘impegnati’ entro la fine del 2015, «val la pena di accordare tempo all’attuale soprintendenza e al prolungamento del grande piano almeno fino alla fine del 2016». Gli ispettori spiegano di apprezzare soprattutto il fatto che si sia «dato il via a gran parte delle iniziative annunciate. Sono state eseguite sostanziali opere di restauro sul sito – notano – principalmente nel contesto del Grande Progetto Pompei, ma anche nell’ambito del programma di manutenzione ordinario. Ci sono lavori in corso in nove delle tredici domus identificate a rischio nel 2013. Invitalia e Ales, entrambi aziende sostenute dal Governo, hanno fornito rispettivamente risorse professionali aggiuntive e ulteriore personale di custodia». Progressi importanti, che fanno considerare «superata ogni questione riguardo l’iscrizione del sito nella lista del patrimonio mondiale in pericolo». E non solo: viene rimarcato «un cambiamento profondo nel comportamento della nuova Soprintendenza di Pompei». In passato, sottolineano, non si andava oltre le intenzioni, «quest’anno invece abbiamo potuto verificare che ha preso il via un’attività sia efficace che saggiamente programmata in molti luoghi del sito bisognosi di un rapido intervento». Insomma, notano i funzionari Unesco, i risultati dimostrano «chiaramente che quando si stabilisce correttamente la programmazione, il bilancio è gestito con efficacia e il personale qualificato è disponibile, i lavori di restauro e di valorizzazione di una domus, per quanto sia danneggiata, divengono possibili in tempi ragionevoli». Franceschini canta vittoria: «È il giusto riconoscimento di un lavoro intenso, scrupoloso e metodico», commenta a caldo il ministro. Apprezzamenti arrivano dal presidente della Campania Caldoro e dal presidente della commissione nazionale Unesco, Puglisi. Dagli scavi il direttore generale Nistri e il soprintendente Osanna, da mesi impegnati in una corsa affannosa per il rispetto delle scadenze, tirano un respiro di sollievo. «Impegnare i soldi europei entro il 2015 non sarà assolutamente un problema, contiamo anzi di farcela molto prima, forse anche entro la fine di aprile», rassicura Osanna, che proprio oggi festeggia un anno da soprintendente a Pompei. Certo nel rapporto degli ispettori Unesco non è tutto rose e fiori: si ricorda la penuria di custodi, il fatto che anche con l’arrivo dei volenterosi giovani di Ales («tutti entusiasti, preparati e bilingue») si è trovata una soluzione «provvisoria» che assicura giusto «una presenza» nel sito, per cui rimane per i visitatori una carenza di spiegazioni. E ancora, si punta il dito sulle brutte rampe metalliche installate per i disabili. Gli ispettori apprezzano l’arrivo a Pompei di 8 nuovi architetti e di 23 archeologi, ma sottolineano con preoccupazione che non si tratta di assunzioni definitive per gli scavi. Soprattutto, non tutte le 13 domus della black list possono dirsi a posto. Per questo, sebbene sottolineando che «non si tratta di una critica bensì di un incoraggiamento a proseguire secondo lo slancio intrapreso», viene mantenuta la dicitura «a rischio» per cinque di queste, La casa degli Amanti, la Casa delle Nozze d’argento, la Schola Armaturarum, la casa di Trebius Valens, l’affresco della caccia nella Casa dei Ceii. Osanna è tranquillo, «Ce la faremo, ci siamo già mossi per mettere in sicurezza anche quelle domus». Ma c’è anche chi non la pensa così, come il politologo americano Edward Luttwak, che Pompei vorrebbe affidarla alla Disney: «Trasformerebbe il sito in un grande parco di attrazione».

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