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FOCUS/ Gasdotto in fiamme in Abruzzo, tragedia sfiorata

A salvarli è stata la bufera di vento che spazzava la collina: quando alle 7.45 la condotta di gas della Snam che corre sotto il terreno di Mutignano, frazione di Pineto, in provincia di Teramo, è collassata deflagrando, è bastata la scintilla provocata da un cavo elettrico per innescare un pauroso incendio con fiamme altissime. Gas che bruciava e che proprio grazie al vento veniva deviato verso il basso, in direzione della valle, e non verso le due case distanti poche decine di metri. Dentro le case della famiglia Ferretti 11 persone tra grandi e piccoli. Se il vento fosse spirato dal mare per gli 11 Ferretti sarebbe stata una tragedia. Per fortuna sono riusciti a scappare: risultato, solo tre leggermente ustionati, ma tutti sotto choc. «Pensavo a un uragano poi le fiamme», dice una superstite, Anna Calandra. Uomini salvi, piante e animali meno: tra le vittime anche la povera Kira, una meticcia di un anno che viveva in una delle case lesionate dalle fiamme. Di lei il padrone ha letteralmente perso le tracce. Cosa abbia innescato il pauroso incendio visibile da chilometri dovrà chiarirlo l’inchiesta aperta dalla procura di Teramo. Le prime indiscrezioni raccolte sul posto però parlano chiaro: tre anni fa sullo stesso tubo saltato in aria erano stati fatti dei lavori di rafforzamento, fasciatura e interramento. Segno che qualche problema lo dava già allora. Gli abitanti della frazione dentro cui scorre il grande gasdotto si sono fatti una loro idea: «Qui il terreno si muove, smotta». Sono zone di calanchi e di argilla, e interrato a pochi metri scorre il gasdotto che alimenta mezza costa teramana. Non lo dicono apertamente ma intendono dire quando si parla di dissesto idrogeologico, proprio di questo si parla: di infrastrutture a rischio in un territorio fragile. Il gasdotto sotto al terreno si ‘muoverebbe’ e si ‘stirerebbe’ di continuo. E la conferma dell’ipotesi viene proprio dalla Snam che in una nota ha detto che «dai primi riscontri sembrerebbe che la scarsa stabilità del suolo, unita ai fenomeni di antropizzazione tipici delle aree in prossimità delle coste e al forte maltempo di questi giorni, possa essere tra le cause dell’incidente». Immediate le reazioni. La prima è quella del ministro dell’Ambiente Galletti che ha annunciato il suo arrivo in Abruzzo la prossima settimana per verificare di persona le condizioni della regione, perché, come ha chiaramente detto l’assessore regionale all’agricoltura Dino Pepe «l’Abruzzo è un territorio fragile, sempre a rischio, dal maltempo alle infrastrutture; abbiamo costruito troppo e male, corriamo troppi pericoli, ora dobbiamo smettere di consumare altro suolo ma fare subito una legge per la protezione e il recupero del nostro territorio». A dar manforte alla politica le organizzazioni ambientali. «Serve una moratoria immediata rispetto a mega-opere inutili per gli abruzzesi. Inoltre bisogna puntare a mettere in sicurezza e a gestire correttamente i rischi di quelle esistenti», scrive il Forum HO2

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